Il mistero della morte di Adolf Hitler: si rifugiò in Colombia?

In un dispaccio stilato il 3 ottobre 1955 dal Capo facente funzioni della Stazione di Caracas, David N. Brixnor, una fonte non ben identificata della CIA, chiamata in codice “Cimleody-3” riferì alla Central Intelligence Agency che un amico di fiducia, il quale aveva lavorato sotto il suo comando in Europa, gli aveva confidato che il famigerato Führer, capo del terzo Reich, Adolf Hitler, non sarebbe morto nel bunker di Berlino insieme alla moglie Eva Braun ma sarebbe vissuto, almeno fino alla metà degli anni Cinquanta, in America latina sotto il falso nome di Adolf Schrittelmayor.

di Giovanni Preziosi - Fondatore e Direttore di "History Files Network" 555 Visualizzazioni
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Secondo un dispaccio stilato il 3 ottobre 1955 dal Capo facente funzioni della Stazione di Caracas, David N. Brixnor, rimasto segreto fino ad ottobre di quest’anno, una fonte non ben identificata della CIA, chiamata in codice “Cimleody-3” – ritenuta, tuttavia, nel rapporto “abbastanza affidabile” – riferì all’intelligence americana (Central Intelligence Agency) che un amico di fiducia, il quale aveva lavorato sotto il suo comando in Europa, gli aveva confidato che il famigerato Führer, capo del terzo Reich, Adolf Hitler, non sarebbe morto nel bunker di Berlino insieme alla moglie Eva Braun ma sarebbe vissuto, almeno fino alla metà degli anni Cinquanta, in America latina sotto il falso nome di Adolf Schrittelmayor.

Il file declassificato dalla CIA datato 3 ottobre 1955

Un documento che rischia di riaprire la vexata quaestio della morte del Führer e che potrebbe perfino riscrivere la storia così come fino ad oggi è stata raccontata nei libri di scuola. Ma andiamoci piano e cerchiamo di capire, innanzitutto, i particolari di questa vicenda così come vengono descritti da David N. Brixnor nel suo rapporto del 3 ottobre 1955:

Foto tratta dal file declassificato dalla CIA che mostra quello che Phillip Citroen (a sinistra) ha affermato essere Adolf Hitler (sul lato destro).

Il 29 settembre 1955, – scrive l’agente americano di stanza a Caracas – Cimelody-3 riportò quanto segue. Né Cimelody-3 né questa stazione sono in grado di fornire una valutazione esaustiva/intelligente delle informazioni e viene trasmessa come di un possibile interesse.
Cimelody-3 è stato contattato il 29 settembre 1955 da un amico di fiducia che ha servito sotto il suo comando in Europa e attualmente resiede a Maracaibo. Cimelody-3 preferiva non rivelare l’identità del suo amico.
L’amico di Cimelody-3 ha affermato che durante l’ultimo tratto di settembre 1955, un ex soldato tedesco delle SS Phillip Citroen, gli disse in modo confidenziale che Hitler circa una volta al mese in Colombia durante il suo viaggio da Maracaibo a quel paese come dipendente della KNSM (Royal Dutch) Shipping Co. in Maracaibo. Citroen ha indicato all’amico di Cimelody-3 che ha fatto una foto con Hitler non troppo tempo fa, ma non ha mostrato la fotografia. Ha affermato inoltre che Hitler ha lasciato la Colombia per l’Argentina intorno al gennaio 1955. Citroen ha commentato che, poiché sono passati dieci anni dalla fine della seconda guerra mondiale, gli alleati non potevano più perseguire Hitler come criminale di guerra.
Il 28 settembre 1955, l’amico di Cimelody-3 ha ottenuto surrettiziamente la fotografia citata da Citroen. Il 29 settembre 1955, la foto è stata mostrata a Cimelody-3 per ottenere la sua reazione alla possibile veridicità di questa fantastica storia. Ovviamente, Cimelody-3 non ha alcuna posizione per fare commenti. Ciononostante, prese in prestito la fotografia a lungo, affinché la sua Stazione potesse intraprendere qualsiasi azione ritenuta opportuna. Le copie fotostatiche per questa immagine sono state scattate e sono state inviate. La fotografia doveva essere restituita al suo proprietario il giorno successivo. La persona a sinistra si presume essere Citroen e la persona a destra è senza dubbio la persona che Citroen sostiene essere Hitler. Il lato posteriore della fotografia conteneva i seguenti dati: Adolf Schrittelmayor, Tunga, Colombia, 1954.

Il file completo è consultabile nella sezione “DOCUMENTI” di questo sito.
Tunja capoluogo del dipartimento di Boyacá. Si trova sulla cordigliera orientale delle Ande, 130 km a nord est di Bogotá.
Il file desecretato dalla Cia datato 3 ottobre 1955

Questo documento, beninteso, non deve essere preso come oro colato anche perché i tratti somatici di Hitler così com’è ritratto nella foto allegata a questo dispaccio risultano completamente identici a quelli che aveva dieci anni prima quando era al comando del Terzo Reich. Sembra strano che un soggetto diffidente e psicotico come lui, sebbene si sentisse al sicuro lontano da occhi indiscreti, non avesse pensato di cambiare la sua fisionomia con qualche trucco.

Ad ogni modo è interessante rilevare come a distanza di dieci anni dalla fine della guerra l’intelligence americana sia ancora sulle tracce del Führer dubitando della sua morte al punto da secretare il file dell’agente in missione a Maracaibo.

Già nel 2014 il Federal Bureau of Investigation (meglio noto con l’acronimo di F.B.I.) aveva desecretato oltre settecento documenti che abbracciano gli anni dal 1933 al 1947 dai quali si evincerebbe – come si riferisce in premessa sul sito on-line dell’agenzia d’investigazioni statunitense – che:

all’indomani della capitolazione della Germania nel 1945, le forze alleate occidentali sospettano che Hitler si sia suicidato, ma non hanno trovato prova della sua morte.[1]

Adolf Hitler, dunque, non si sarebbe tolto la vita a Berlino nel bunker della Cancelleria del Reich (Führerbunker) nel pomeriggio del 30 aprile 1945 insieme alla compagna Eva Braun ingerendo una fiala di cianuro, come asserito finora dalla versione ufficiale più accreditata in seguito all’autopsia effettuata sui due corpi carbonizzati rinvenuti  tra il 7 e il 9 maggio di quello stesso anno presso l’ospedale militare da campo di Berlino-Buch dall’equipe di sette periti guidati dall’esperto di Medicina legale del fronte bielorusso, colonnello Faust Josifovic Shkaravski ma, viceversa, sarebbe fuggito dalla Germania il 29 aprile 1945 prima dell’entrata dei russi a Berlino, insieme alla compagna Eva Braun e ad altri sei ufficiali nazisti, a bordo di uno Junkers Ju 52, oppure un Arado 234 B, dalla pista di Hohenzollerndamm, con atterraggio nella base danese della German imperial Zeppelin di Tønder da dove sarebbero poi partiti o con un sommergibile verso il Sudamerica oppure con un volo verso Reus, base militare spagnola nei pressi di Barcellona, e poi da Reus alla volta delle Isole Canarie, con sosta a Morón de la Frontera, vicino Siviglia, per rifornirsi di carburante o diretti presso la base nazista di Villa Winter, a Fuerteventura, dove li attendeva un U-boot per trasportarli in Patagonia.

Secondo un’altra suggestiva ricostruzione, sulla base della testimonianza fornita dall’ammiraglio nazista Karl von Puttkamer, il 21 aprile otto o dieci aerei sarebbero decollati dagli aeroporti di Staaken e Tempelhof in direzione sud. Compulsando i registri di volo degli aerei che lasciarono la capitale tedesca in quei giorni, si è potuto stabilire che oltre ai piloti e ai militari, c’erano almeno 16 passeggeri ed, inoltre, il primo velivolo era stato caricato con gli effetti personali proprio del dittatore nazista.

Ma a questo punto ci si potrebbe chiedere legittimamente: come diavolo avrebbe fatto Hitler a raggiungere l’aeroporto di Tempelhof se in quei paraggi infuriiava una battaglia cruenta?

Ebbene, proprio recentemente, alcuni studiosi americani – Lenny De Paul e Sasha Keil – con l’ausilio di un georadar hanno scoperto che un tunnel della linea metropolitana U6, alto circa 3 metri e largo uno, a quel tempo collegava direttamente il Führerbunker con l’aeroporto di Tempelhof unendo l’uscita della metropolitana all’entrata dell’aeroporto proprio per agevolare l’eventuale fuga degli ufficiali nazisti.

A corroborare questa suggestiva tesi ci pensa l’ormai ottuagenario scultore e storico spagnolo originario della provincia galiziana di Pontevedra trapiantato in Venezuela, Julio Barreiro Rivas, il quale sostiene che il dittatore nazista

il 29 aprile 1945, nelle prime ore del mattino, […] è decollato a bordo di un trimotore. È atterrato in un paesino, Córneas, nascosto tra le montagne di Lugo, dove lo aspettavano una scorta della Guardia Civil spagnola e alcuni muli che trasportavano borse piene di lingotti d’oro e altri oggetti di valore. Da lì è partito in direzione di Samos, attraversando le città di Cebreiro, el Hospital e Triacastela, dove avrebbe incontrato una delegazione del convento di Samos. Non penso che nessuno possa rifiutare la mia teoria, dato che ho visto Hitler, vivo e vegeto, in quel convento.[2]

Ma Hitler ed il suo seguito come sarebbero approdati in Galizia? A svelarlo ci pensa ancora Julio Barreiro Rivas che l’avrebbe scoperto qualche anno dopo, per la precisione nel 1947.

Il mio capo mi ha detto che dovevamo andarcene, portando con noi delle borse piene di ferro per costruire una fornace. Abbiamo superato El Cebreiro, siamo arrivati a Piedrafita e ci siamo incamminati per un sentiero di pietra. Dopo una lunga marcia siamo arrivati a Córneas. La prima cosa che abbiamo visto è stato un enorme aereo trimotore tedesco[3] che, abbiamo scoperto dopo, era atterrato lì il 1° maggio 1945 e vi era rimasto per quasi un anno. [4]

Nella relazione conclusiva la commissione medica esaminatrice sottolinea infatti:

In considerazione del fatto che il corpo è notevolmente danneggiato, è difficile valutare l’età del deceduto. Presumibilmente si trova tra i 50 ei 60 anni. L’altezza del defunto è di 165 cm. (Le misure sono approssimative in quanto il tessuto è carbonizzato), la tibia destra misura 39 cm. […] Il membro genitale è bruciato. Nello scroto, che è bruciacchiato ma preservato, è stato trovato solo il testicolo destro. Il testicolo sinistro non è stato trovato nel canale inguinale. […] Secondo la cronaca dell’interrogatorio di Frau Käthe Heusermann si può presumere che i denti così come il ponte descritto nel documento sono quelli del Cancelliere Hitler. […] Sul corpo, notevolmente danneggiato da un incendio, non sono visibili lesioni letali gravi o malattie che potrebbero essere rilevate. La presenza nella cavità orale dei resti di una fiala di vetro schiacciato e di ampolle simili nella cavità orale di altri organi con un marcato odore di mandorle amare provenienti dai corpi, e il test chimico-forense degli organi interni che ha stabilito la presenza di composti di cianuro, permettono alla Commissione di giungere alla conclusione che la morte in questo caso è stata causata da avvelenamento con composti di cianuro.[5]

Da questa relazione si evincono, tuttavia, alcune incongruenze che contribuiscono ad alimentare quella ben nota Conspiracy theories about Adolf Hitler’s death (teoria del complotto sulla morte del Führer).[6]

Ma andiamo per ordine ed analizziamole una per una.

Innanzitutto appare alquanto inverosimile l’affermazione secondo la quale Adolf Hitler era affetto da monorchidismo, poiché stando ai referti stilati dai tre medici tedeschi che avevano visitato Hitler nel corso degli anni precedenti si attestava che i suoi organi genitali erano del tutto normali.

Hitler con Eva Braun

Quanto, poi, alla presenza di un quindicesimo dente nella mascella inferiore, questa affermazione contrasta palesemente con la dettagliata testimonianza fornita dal dentista personale del Führer, il dottor Hugo Blaschke, arrestato dagli americani il 28 maggio 1945. Inoltre, secondo la perizia necroscopica sui due corpi carbonizzati, si asserisce che Hitler misurava 1,65 metri mentre Eva Braun 1,50, mentre si sa che il Führer, in realtà, era alto 1 metro e 73 cm. e la sua compagna 163 cm. Non è neanche plausibile ipotizzare che l’assottigliamento dei corpi sia dovuto alla deflagrazione considerato che le radiografie eseguite su Hitler nel 1944 dal dottor Erwin Giesing non collimano con le immagini ai raggi X mostrate dai sovietici e, per giunta, sui resti umani rinvenuti in quei paraggi, furono riscontrate delle bruciature diverse, al punto che perfino le carcasse di due cani avevano conservato integra la loro pelliccia.[7]

Qualcuno si è spinto fino al punto da ventilare l’ipotesi che quei due corpi carbonizzati rinvenuti nella Cancelleria del Reich fossero, in realtà, alcuni dei tanti sosia di cui si circondava Hitler, ipocondriaco com’era, per sfuggire a qualche eventuale imboscata. Del resto né il capitano della SS Heinz Linge, cameriere personale di Hitler, e tantomeno il suo autista personale, Erich Kempa, dichiararono di aver visto con i propri occhi i corpi senza vita di Hitler e di Eva Braun, sottolineando, invece, che fu fotto loro intendere che quei due cadaveri avvolti nelle coperte fossero appunto quelli del Führer e della sua compagna.

Del resto, recentemente, l’analisi effettuata dall’archeologo dell’Università del Connecticut, Nick Bellantoni, sulla porzione di calotta cranica attribuita a Hitler, conservata presso l’Archivio di Stato della Federazione russa, mediante l’esame del Dna, ha rivelato che, in realtà, il reperto appartiene ad una donna sulla trentina, escludendo categoricamente che possa trattarsi di Eva Braun.[8]

Difatti dai files desecretati dal Federal Bureau of Investigation si apprende che le indagini furono avviate in seguito ad una lettera che giunse il 14 agosto 1945 da un informatore ritenuto attendibile dall’intelligence statunitense il quale sosteneva «di aver aiutato sei alti funzionari argentini a nascondere Adolf Hitler nel suo sbarco dal sottomarino in Argentina», sottolineando più avanti che «Hitler è segnalato per essere nascosto sulle colline ai piedi delle Ande meridionali». Ma ecco i particolari di questa missiva pervenuta all’ufficio di Los Angeles:

(Omissis) riferito ad una (omissis) sulla scrivania della redazione del giornale L0s Angeles Examinator che dopo aver lasciato il Melody Lane Restaurant intorno al 28 luglio 1945 egli incontrò un suo amico che allora era impegnato in una conversazione con un individuo che in seguito si è identificato come (omissis) (fonetico). (Omissis) amico la cui identità non vuole rivelare a causa di motivi che successivamente saranno spiegati, osservò (omissis) che vorrebbe avere un incontro con lui (omissis) come era piuttosto evidente che (omissis) aveva un problema nella sua mente. (Omissis) continuato che dopo essere introdotto a (omissis) è amico ha lasciato e ha trascorso diverse ore con (omissis) e ha ottenuto le seguenti informazioni.

(Omissis) comunicato al (omissis) che desiderava trovare un alto funzionario del governo che gli garantisse l’immunità da essere rispedito in Argentina se gli avesse detto le seguenti informazioni. Secondo (omissis) era uno dei quattro uomini che ha incontrato Hitler e il suo partito quando sono atterrati da due sottomarini in Argentina approssimativamente due settimane e mezzo dopo la caduta di Berlino. (Omissis) continuato affermando che il primo sub è venuto vicino alla riva intorno alle 11:00 dopo che era stato segnalato che era sicuro alla terra e un medico e diversi uomini sono sbarcati. Circa due ore dopo il secondo sub è venuto a terra e Hitler, due donne, un altro medico, e molti più uomini, facendo si che arriva tutto il partito nei sottomarini in cui circa 50, erano a bordo. Con un piano di prestabilito con sei alti funzionari argentini, cavalli da soma erano attesa per il gruppo e alla luce del giorno tutti i rifornimenti sono stati caricati sui cavalli e una gita di una giornata nell’entroterra verso i piedi delle Ande meridionali è stato avviata. Al crepuscolo il partito è arrivato al ranch dove Hitler e il suo partito, secondo (omissis) sono ora in clandestinità/nel rifugio. (Omissis) più specificamente ha spiegato che i sub approdati finiscono lungo la punta della penisola di Valdez lungo la punta meridionale dell’Argentina nel golfo di San Matias. (Omissis) dice (omissis) che ci sono diversi piccoli villaggi in questa zona, dove i membri del partito di Hitler si sarebbero eventualmente stabiliti con le proprie famiglie. Egli cita le città di San Antonio, Viedma, Neuquen, Musters, Carmena e Rason. 

(Omissis) sostiene che egli può nominare i sei funzionari argentini e anche i nomi di altri tre uomini che hanno aiutato Hitler nell’entroterra nel suo nascondiglio. (Omissis) spiega che furono dati $ 15.000 per aiutarlo in questa operazione. (Omissis) spiegò a (omissis) che si nascondeva negli Stati Uniti in modo che potesse poi raccontare come è finito fuori dall’Argentina. Egli ha dichiarato (omissis) che avrebbe raccontato la sua storia ai funzionari degli Stati Uniti dopo la cattura di Hitler in modo che egli potesse evitare di tornare in Argentina. Egli ha inoltre spiegato a (omissis) che la questione stava pesando nella sua mente e che non voleva essere coinvolto in ulteriormente in questo affare.

Secondo (omissis) Hitler soffriva di asma e ulcera, ha rasato i suoi baffi e ha una lunga “but” sul labbro superiore.

(Omissis) ha dato le seguenti indicazioni a (omissis): “Se andrete in un hotel a San Antonio, in Argentina, provvederò che un uomo (possa) incontrarsi con voi lì e individuare il ranch dov’è Hitler. Egli è fortemente sorvegliato, naturalmente, e potrete rischiare la vostra vita per andare lì. Se decidete di andare in Argentina, inserite un annuncio nel Examiner affermando, (omissis) chiamate Hempstead 8458, “ed io so che siete sulla strada per San Antonio “-.

Le informazioni di cui sopra sono state date a (omissis), reporter del Los Angeles Examiner il 29 luglio 1945.

lo scrittore contattato (omissis) nel tentativo di individuare (omissis) in modo che egli possa essere vigorosamente intervistato nel dettaglio per quanto riguarda la posta di cui sopra. (Omissis) ha ribadito le informazioni di cui sopra, aggiungendo che l’amico a cui (omissis) stava parlando di fronte al Melody Lane Restaurant era un suo amico di nome “Jack”, il cognome sconosciuto, ma che dopo l’introduzione ha avuto un’ulteriore conversazione con “Jack” e “Jack” gli consigliò che, mentre stava mangiando il suo pranzo al Melody Lane Restaurant (omissis) seduto al suo tavolo e dopo il pasto lo seguì fuori dove intraprese una conversazione di fronte al ristorante. (Omissis) d’accordo con “Jack”, disse che lui aveva informazioni importanti da divulgare ed ha sollecitato la sua cooperazione nel localizzare i funzionari adeguati ai quali fornire queste informazioni. “Jack” disse che è stato in quel momento che (omissis) è arrivato e lui gli chiese: (omissis) di ascoltare la sua storia in quanto egli “Jack” aveva fretta.

(Omissis) aggiunse che aveva trascorso diverse ore impegnati in una conversazione generale di cui egli ha spiegato era un “feeler” (una persona che sente) da parte di (omissis) per stabilire se lui, (omissis) era tutto a posto e potrebbe essere fatta valere. Egli poi ha avanzato la storia che si è detta sopra.

(Omissis) informato che disse a (omissis) che avrebbe cercato di aiutarlo, e per lui di richiamare al numero di Hempstead: suora posto in pochi giorni e che avrebbe avuto qualche informazione per lui. (Omissis) continuò che avrebbe immediatamente contattato (omissis) all’Examiner e (omissis) cercato di organizzare un incontro con (omissis).

Intanto inserì la storia nel giornale che, d’accordo con (omissis) evidentemente spaventato (omissis) ha dichiarato che non era in grado di gettare più luce sulla storia in quanto tutte le informazioni ottenute da (omissis) erano incluse nella storia.

Nel frattempo, il 3 novembre successivo, giunse sulla scrivania del direttore del Federal Bureau of Investigation, J. Edgar Hoover, un’altra lettera nella quale un suo “caro amico”, di cui per ragioni di riservatezza si omette il nome, dichiarava senza alcuna esitazione che:

Ho alcune notizie in mio possesso una notizia che credo siano vere e sarebbe e ti interesserebbero molto. Non posso divulgare il nome degli uomini dal momento che mi ha dato la notizia, ma ti darò le notizie che possiedo e se pensi che ne vale la pena mentre allora uno dei vostri uomini può avere un contatto con me, per ulteriori informazioni.

Hitler è in Argentina, e vive ​​ vive in un grande stabilimento sotterraneo sotto una grande hacienda – 675 miglia a est da Florianopolis; 450 miglia a nord ovest di Buenos Aires; e che “due coppie” sono lì con Hitler. L’ingresso occidentale degli ascensori che portano a Hitler è una nuova metropolitana gestita da cellule fotoelettriche, e che da segnali di codice di torce elettriche, parete scivola a sinistra, permette di accelerare, e subito scivola nel palazzo.

Non credere alla menzogna britannica che Hitler è morto. Sono un americano purosangue e credo che questo dovrebbe essere indagato immediatamente.

Del resto che l’intelligence americana non sottovalutasse affatto l’ipotesi che Hitler fosse ancora in vita, lo testimonia anche la risposta di Hoover al misterioso amico il 15 novembre di quello stesso anno, nella quale scriveva:

ti ringrazio per la tua lettera del 7 novembre 1945, i cui contenuti sono stati accuratamente notati da me. Nel caso che voi avete informazioni supplementari che tu credi possano essere di interesse dell’Ufficio, per favore sentiti libero di fornirle all’Agente Speciale responsabile della Divisione di Campo di New York, l’indirizzo del quale è 234 United States Court House, Foley Square, New York 7, New York.

Difatti, il 28 giugno del 1946, un Agente Speciale dell’intelligence americana, «chiamato sul (omissis) Lancastor, Pa., in seguito alla sua richiesta un agente lo contattò per ottenere del materiale che era stato trovato e consegnato a lui, il quale gli indicò che Adolf Hitler era ancora vivo».

Successivamente il Procuratore distrettuale della Contea di Lancaster, riferì che all’incirca verso il 10 giugno di quell’anno, «il materiale in questione è stato affidato a lui per la consegna alle autorità competenti, da (omissis) Bausman, Pa., a cui sono state date dal ricercatore in un parcheggio dove (omissis) è impiegato. Questo parcheggio è gestito da (omissis) ed è situato nelle vicinanze dell’Hotel Pennsylvania, alla Queen Street 122, di Lancaster, Pa».

Forse questa vicenda sarà destinata a rimanere per sempre avvolta dal mistero, ma auspichiamo che prima o poi questo enigma possa finalmente essere svelato e, suffragato da documenti incontrovertibili, in modo da mettere la parola fine a questa querelle che ormai si protrae da molto tempo e che, di volta in volta, si ammanta di nuove “leggende” e vere e proprie bufale. Ai posteri, dunque, l’ardua sentenza!


Note

[1] I files sul caso Adolph Hitler desecretati dal Federal Bureau of Investigation sono reperibili a questo link: https://vault.fbi.gov/adolf-hitler/adolf-hitler-part-01-of-04/view.

[2] J. Camino, Secondo quest’uomo, Hitler è sepolto in Galizia, in “VICE ITALIA”, 20 febbraio 2014. L’articolo è reperibile al seguente link: http://www.vice.com/it/read/hitler–sepolto-in-galizia-intervista-julio-barreiro-rivas.

[3] Cfr. Luis G. Pavón, Historia de un avion. La insolita y efimera vida del Casa C-352, T.2-167, in “Revista Española de Historia Militar” a. 2006, nº 67/68.

[4] Ibid.

[5] Cfr. Documento n. 12, concerning the forensic examination of a male corpse disfigured by fire (Hitler’s body), Berlin-Buch, 8 may 1945, Mortuary Chirurgisches Armee Feldlazarett No. 496. Dopo i risultati delle autopsie segnalati a Mosca, i cadaveri furono «completamente bruciati e le loro ceneri sparse al vento». (cfr. Associated Press, 13 agosto 1968). La cronaca dettagliata di questo avvenimento è trascritta nel cosiddetto “Dossier Hitler”, che consta di ben 114 pagine dattiloscritte conservato nell’Archivio del Presidente della Federazione Russa con il numero di matricola 41-Sh/2-v/i.

[6] S. Dunstan – G. Williams, Grey Wolf: The Escape of Adolf Hitler, Sterling Publishing Company, New York, 2011; G. Walters, “Did Hitler flee bunker with Eva to Argentina, have two daughters and live to 73? The bizarre theory that’s landed two British authors in a bitter war”, in “Mail Online” (“The Daily Mail”), 28 October 2013. London retrieved, 28 May 2014; A. Joachimsthaler, The Last Days of Hitler: The Legends, The Evidence, The Truth, Brockhampton Press, 1999 [1995], pp. 22, 23.

[7] Cfr. l’articolo di S. Lorenzetto, Hitler fuggì in Patagonia su un uboot: ho visto dove si nascose, in “Il Giornale”, 20 maggio 2012.

[8] Tests on skull fragment cast doubt on Adolf Hitler suicide story, in “The Guardian”, “Hitler skull” revealed as female, in “BBC News”, 29 September 2009 (articolo reperibile a questo link: http://news.bbc.co.uk/2/hi/8281839.stm).

© Giovanni Preziosi, 2017

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di Giovanni Preziosi Fondatore e Direttore di "History Files Network"
Giovanni Preziosi nasce 52 anni fa a Torre del Greco, in provincia di Napoli, da genitori irpini. Trascorre la sua infanzia ad Avellino prima di intraprendere gli studi universitari presso l’Università degli Studi di Salerno dove si laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi in Storia Contemporanea. Nel corso di questi anni ha coltivato varie passioni, tra cui quella per il giornalismo, divenendo una delle firme più apprezzate delle pagine culturali di alcune prestigiose testate quali: “L’Osservatore Romano”, “Vatican Insider-La Stampa”, “Zenit”, “Il Popolo della Campania”, “Cronache Meridionali”. Ha recensito anche alcuni volumi per “La Civiltà Cattolica”. Inoltre, dal 2013, è anche condirettore della Rivista telematica di Storia, Pensiero e Cultura del Cristianesimo “Christianitas” e responsabile della sezione relativa all’età contemporanea. Recentemente ha fondato anche il sito di analisi ed approfondimento storico "The History Files”. Ha insegnato Storia Contemporanea al Master di II° livello in “Scienze della Cultura e della Religione” organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Fin dalla sua laurea i suoi interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità negli ambienti ecclesiastici ad opera di tanti religiosi e religiose a beneficio dei perseguitati di qualsiasi fede religiosa o colore politico. Ha compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” (Walter Pellecchia Editore, 2006); “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015), “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l'espatrio clandestino dei fascisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 23 febbraio 2017) e “La rete segreta di Palatucci. Fatti, retroscena, testimonianze e documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti” (SECONDA EDIZIONE - Independent Publishing, maggio 2022) nonché in altri svariati articoli pubblicati su giornali di rilievo nazionale.

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