Gerarchi nazistiRatlinesLa rocambolesca fuga di Kappler dall’ospedale militare del Celio

Giovanni Preziosi Giovanni Preziosimercoledì, 30 Dicembre 2020 ore 16:30:299018 min

Kappler era nato a Stoccarda il 23 settembre 1907 in una famiglia della classe media. Durante la sua infanzia fu testimone della prima guerra mondiale e divenne maggiorenne nella Repubblica di Weimar negli anni ’20. In seguito frequentò per quattro anni la scuola elementare e poi per altri quattro le superiori. Dopo i suoi studi ginnasiali si iscrisse alla facoltà di ingegneria che tuttavia abbandonò in seguito perché attratto dalla carriera nella Polizia scientifica. Successivamente frequentò un college tecnico ove trascorse sette semestri a studiare ingegneria elettrica. Nel 1929 era un elettricista certificato, che viveva ancora a Stoccarda. il 1° agosto del 1931, all’età di 23 anni, Kappler entrò a far parte ufficilamente del Partito Nazista con il numero 594,899 ed allo stesso tempo, divenne un membro della Sturmabteilung (SA) dove rimase dal 1° agosto 1931 al 1° dicembre 1932. Dopo aver lasciato la SA, Kappler fu accettato come potenziale candidato nella Schutzstaffel (SS), sottoponendosi a ben sei mesi di indottrinamento.  Il suo giuramento nelle SS avvenne il 5 maggio 1933.

Verso la metà del 1935, Kappler fece domanda per il trasferimento a tempo pieno nelle SS e presentò una domanda per aderire alla Sicherheitspolizei, ovvero la Polizia di sicurezza o SiPo. Nel gennaio 1936 fu promosso al grado di SS-Scharfführer e assegnato al servizio presso la sede principale della Gestapo di Stoccarda. Durante l’anno successivo, Kappler iniziò ad essere notato dai suoi superiori e fu presentato al capo della Gestapo, Reinhard Heydrich, anche se alcune fonti sostengono che  Kappler conoscesse Heydrich già da tempo.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel settembre del 1939, gli fu conferito il grado di SS-Hauptsturmführer, al di fuori dalla sede principale della Gestapo di Stoccarda. Dal 1939 al 1940, fu brevemente inviato in Polonia e partecipò a varie azioni dell’Einsatzgruppen prima di svolgere una ulteriore missione nella Gestapo in Belgio, dove fu inviato col compito preciso si sopprimere la resistenza. Nel 1942, dopo la pianificazione della “Soluzione finale”, in seguito alle direttive risultanti dalla Conferenza di Wannsee, con Reinard Heydrich, Adolf Eichmann, Erich Neumann e il giurista nazista, Roland Freisler, il 21 febbraio 1942, Kappler cominciò a coordinare le retate degli ebrei e le successive deportazioni nei campi di sterminio nell’Europa orientale.

A metà del 1941, in qualità di ufficiale delle SS, Kappler fu scelto come ufficiale di collegamento con il governo di Benito Mussolini e come consigliere per la sicurezza della polizia fascista. La sua nomina in Italia fu il risultato della sua esperienza di polizia di sicurezza, con importanti collegamenti con la leadership delle SS, nonché grazie alla sua conoscenza fluente della lingua italiana. Dopo l’armistizio tra l’Italia e le forze alleate, l’8 settembre 1943, i militari tedeschi occuparono Roma e Kappler ricevette l’ordine di servire come capo della polizia di sicurezza per tutte le unità delle SS dispiegate nella capitale italiana. Il 12 settembre fu promosso col grado di SS-Obersturmbannführer e ha rapidamente assunto le sue nuove funzioni che operano fuori dalla capitale italiana. La prima azione di Kappler a capo delle forze di sicurezza tedesche a Roma fu di aiutare a pianificare il salvataggio di Benito Mussolini da parte delle forze speciali delle SS.

Dopo la firma dell’armistizio dell’Italia con gli Alleati, l’8 settembre 1943, fu promosso tenente colonnello delle S.S. e nominato capo del servizio di sicurezza. Per la sua ferocia nel portare a temine gli incarichi che gli erano stati affidati dai propri superiori, nel luglio del 1948 gli fu inflitta la condanna all’ergastolo con l’imputazione del delitto previsto dagli art. 185, 2ª comma, e 211 c.p.m.g., e rinchiuso nel carcere militare di Gaeta, dove vi sarebbe rimasto per circa 30 anni.

Se non che, il 12 marzo del 1976, un apposito decreto emanato dall’allora ministro della difesa Arnaldo Forlani, gli permise il ricovero presso l’ospedale militare del Celio perché gravemente ammalato di tumore al colon, ordinando a tre carabinieri di sorvegliarlo costantemente. Ad ogni modo, nella notte fra il 14 ed il 15 agosto 1977, l’ex ufficiale nazista tagliò la corda dal nosocomio grazie al provvidenziale aiuto fornitogli dalla moglie frau Annelise Wengler  – la “pasionara” nazista invaghita di Walter Reder, il maggiore austriaco responsabile della strage di Marzabotto – che aveva sposato quando era ancora in carcere, il 19 aprile 1972.

All’inizio si disse che era stata la consorte a calarlo da una finestra alta 17 metri con delle corde e a metterlo, una volta all’esterno dell’ospedale, dentro una valigia samsonite, trascinandolo fino ad una 132 Fiat parcheggiata nel cortile. Subito dopo, era intanto passata da alcuni minuti l’una di notte, secondo le cronache coeve, la donna sarebbe tornata indietro per accertarsi che l’audace piano fosse andato in porto; così aprì la porta della stanza dove era ricoverato il marito e, uscendo con le sue scarpe in mano per non destare sospetti, fece segno con un dito ai tre carabinieri di guardia di far silenzio fingendo che il marito si era appena assopito. Quindi risalì in macchina e dopo alcuni metri si fermò all’uscita dell’ospedale nei pressi del piantone per consegnargli una lettera con la raccomandazione di farla pervenire nelle mani del frate portoghese p. Monteiro.

Poi, dopo aver percorso ancora pochi metri, i due fuggiaschi abbandonarono la Fiat 132 per intrufolarsi in una Opel Commodore bianca con targa tedesca FB-CT-66, a bordo della quale c’era ad attenderli il figlio di primo letto dell’ex ufficiale nazista, Ekerard Walther, in compagnia di altri due uomini. Dopo essersi assicurati che tutto era andato come previsto, immediatamente si diedero alla fuga diretti alla volta del Brennero, da dove poi avrebbero agevolmente raggiunto l’abitazione della moglie del gerarca nazista al n. 6 della Wilhelmstrasse di Soltau, nella Bassa Sassonia, dove visse fino alla sua morte che sopraggiunse nella notte fra l’8 e il 9 febbraio del 1978. Questa rocambolesca vicenda, degna dei migliori romanzi di spy-story, è stata descritta, con dovizia di particolari, dalla moglie di Kappler nel suo libro A. Kappler, Ti porterò a casa: il caso Kappler da via Rasella alla fuga da Roma, C. Ardini, Roma 1988.

A quel punto l’ex gerarca nazista poteva ormai ritenersi completamente al sicuro visto che l’articolo 16 paragrafo 2 della Costituzione tedesca vietava categoricamente l’estradizione in quanto cittadino tedesco. Immediatamente si formularono varie ipotesi in merito a tale vicenda; qualcuno, all’inizio, sostenne perfino che questa rocambolesca fuga si era consumata sotto l’abile regia dell’organizzazione Gehlen. Poi si disse che dietro questa rocambolesca vicenda c’era l’organizzazione Odessa, nota per aver favorito la fuga di vari nazisti nell’America Latina.

Tuttavia, negli anni successivi un’inchiesta giornalistica condotta dal settimanale “Diario”, rivelò che, stando alle dichiarazioni rilasciate dal generale Ambrogio Viviani, per quattro anni alla guida del controspionaggio italiano e nel 1977 addetto militare a Bonn, emergerebbe

«che Kappler fu barattato con un prestito con lo Stato tedesco […] Viviani – continua il redattore del settimanale “Diario” – ha rivelato a Pierangelo Maurizio del Giornale che Kappler venne nascosto all’isola Tiberina, portato prima a Ponte San Pietro, vicino a Bergamo, e poi a Desenzano sul Garda, in provincia di Brescia, dove fu preso in consegna dagli uomini del Bfv, il servizio segreto tedesco […]».

Inoltre, secondo la testimonianza fornita dal medico che visitò Kappler nella notte della fuga, Giovanni Pedroni:

«[l’ex aviatore repubblichino Adalberto] Titta andò a Roma e prelevò Kappler dall’Ospedale dell’Isola Tiberina… Il tutto era stato organizzato nell’ambito di un accordo segreto tra il governo italiano e quello tedesco consistente nello scambio tra il nazista e un grosso prestito in favore del governo italiano. Insomma c’era una ragione economica dietro ai motivi umanitari».  (cfr. l’articolo di P. Cucchiarelli, La manina, la manona e l’Anello, in “Diario”, 12 dicembre 2003).

Del resto sulla stessa lunghezza d’onda era anche il presidente del Tribunale supremo, gen. Renzo Apollonio, il quale asserì che:

«senza certe colpevoli omissioni, senza alte complicità, in Italia e nella Germania di Bonn, l’ex colonnello delle SS non avrebbe potuto fuggire» (Cfr. S. Pardera, Il gen. Apollonio: ‘Gravi complicità’, in “l’Unità”, 16 agosto 1977).

© Giovanni Preziosi, 2020

Tutti i diritti riservati. Tutti i contenuti pubblicati in questo articolo sono protetti da copyright e non possono, né in tutto né in parte, in qualsiasi forma o tramite qualsiasi mezzo, essere utilizzati, modificati, copiati, pubblicati o riprodotti senza il consenso scritto dell’Autore e la citazione della fonte.

Social Share
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Giovanni Preziosi

Giovanni Preziosi

Giovanni Preziosi nasce 51 anni fa a Torre del Greco, in provincia di Napoli, da genitori irpini. Trascorre la sua infanzia ad Avellino prima di intraprendere gli studi universitari presso l’Università degli Studi di Salerno dove si laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi in Storia Contemporanea. Nel corso di questi anni ha coltivato varie passioni, tra cui quella per il giornalismo, divenendo una delle firme più apprezzate delle pagine culturali di alcune prestigiose testate quali: “L’Osservatore Romano”, “Vatican Insider-La Stampa”, “Zenit”, “Il Popolo della Campania”, “Cronache Meridionali”. Ha recensito anche alcuni volumi per “La Civiltà Cattolica”. Inoltre, dal 2013, è anche condirettore della Rivista telematica di Storia, Pensiero e Cultura del Cristianesimo “Christianitas” e responsabile della sezione relativa all’età contemporanea. Recentemente ha fondato anche il sito di analisi ed approfondimento storico "The History Files”. Ha insegnato Storia Contemporanea al Master di II° livello in “Scienze della Cultura e della Religione” organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Fin dalla sua laurea i suoi interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità negli ambienti ecclesiastici ad opera di tanti religiosi e religiose a beneficio dei perseguitati di qualsiasi fede religiosa o colore politico. Ha compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” (Walter Pellecchia Editore, 2006); “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015), “La rete segreta di Palatucci. I fatti, i retroscena, le testimonianze e i documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 2015) e “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l'espatrio clandestino dei fascisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 23 febbraio 2017) nonché in altri svariati articoli pubblicati su giornali di rilievo nazionale.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Related Posts

Se desideri interagire con noi puoi scriverci a questo indirizzo di posta elettronica e saremo ben lieti di risponderti.
Ti aspettiamo, a presto…

Scrivici a: postmaster@historyfilesnetwork.com

Ads

Total Visitors
377889
275
Visitors Today
37
Live visitors

Most Viewed Posts

HISTORY FILES NETWORK - Ricerche, confronti e approfondimenti © All Rights Reserved

Translate »
0 Shares
Share via
Copy link
Powered by Social Snap