Storia d'Italia6 ottobre 1924: nasce la radiofonia made in Italy

Con la voce suadente della violinista Ines Donarelli, alle 21:00 in punto del 6 ottobre 1924, che annuncia l'inizio delle trasmissioni con l'esecuzione del concerto inaugurale, inizia la storia della radio italiana.
Avatar Giovanni Preziosivenerdì, 16 Settembre 2022 ore 15:27:122128 min

Il 27 agosto 1924 in seguito alla fusione tra Radiofono (Società italiana per le radiocomunicazioni circolari) e S.I.R.A.C. (Società italiana radio audizioni circolari) favorita dall’allora Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, nasce ufficialmente a Torino l’U.R.I. (Unione Radiofonica Italiana) con un capitale sociale di 1.400.000 lire sottoscritto per quasi l’85% dalla Radiofono del gruppo Marconi, in ottemperanza del Regio Decreto n. 1067 del febbraio 1923 che affidava allo Stato l’esclusiva sulle radioaudizioni.

In tal modo il nascente regime, intuendo subito le potenzialità comunicative che avrebbero avuto i mass-media nella costruzione del consenso – anche in virtù degli alti tassi di analfabetismo e della scarsa propensione alla lettura – lanciò l’epopea della radio, un valido strumento pedagogico e propagandistico che il fascismo dimostrò di saper adoperare sapientemente, destinato ad incidere in modo preponderante sulla vita, la mentalità, le abitudini, e i rapporti sociali degli italiani.

Guglielmo Marconi

Difatti, bisogna sottolineare che proprio tra il 1924 e il 1926, grazie ad una serie di provvedimenti legislativi a carattere restrittivo e con l’avvicendamento dei direttori di giornale meno graditi al regime, si realizza la completa “fascistizzazione” della stampa italiana. Nel capitale della nascente Unione Radiofonica Italiana vi era una compartecipazione anche della FIAT; non è un caso, infatti che a presiedere l’U.R.I. fu chiamato l’ing. Enrico Marchesi, già direttore centrale dell’azienda automobilistica torinese, affiancato dal direttore generale Raoul Chiodelli, entrambi dipendenti dal ministero delle Comunicazioni. Vice presidente era Luigi Solari, molto vicino agli interessi di Guglielmo Marconi. Successivamente, nel novembre del 1934, si verificò quella che passò alla storia come la piemontesizzazione dell’EIAR in virtù della quale si registrò il primo cambio al vertice dell’azienda: a Marchesi, infatti, subentrò il presidente della SIPGiancarlo Vallauri, che appena un anno prima, nel 1933, era diventata proprietaria della maggioranza azionaria della società.

Maria Luisa Boncompagni – Primo annuncio in assoluto della radio italiana (6 ottobre 1924)

La prima trasmissione radiofonica italiana andò in onda dopo qualche mese, per la precisione il 6 ottobre del 1924 quando, alle ore 21 in punto, Maria Luisa Boncompagni – che sarà, tra l’altro, maestra di dizione di Mike Buongiorno – dai microfoni annunciò l’inizio delle trasmissioni dalla stazione di Roma S. Filippo negli studi di Palazzo Corradi in Via Maria Cristina (nell’attuale quartiere Parioli di Roma, all’epoca in aperta campagna). Ecco come esordiva, con una voce suadente, l’annunciatrice:

Uri, Unione Radiofonica Italiana. 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari, il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto opera 7 primo e secondo tempo.

All’inizio la scaletta proposta era tutto sommato alquanto scarna, dando spazio esclusivamente alle notizie di borsa e al bollettino metereologico intervallati qua e là da alcuni brani di musica classica. Il primo programma, in effetti, fu proprio un concerto presentato da Ines Viviani Donarelli, moglie del direttore artistico della società e uno dei quattro musicisti che eseguirono musiche di Haydn.

Ines Viviani Donarelli

Sebbene all’inizio questo fenomeno incontrò qualche ostacolo da parte del regime a causa dei suoi costi che apparivano all’epoca proibitivi per un paese tutto sommato povero come il nostro, appena Mussolini colse le enormi capacità comunicative e di penetrazione tra le masse della radio per la costruzione e la gestione del consenso a tal punto che ogni Casa del Fascio fu dotata immediatamente di un apparecchio radiofonico. Pertanto non trascorse neanche un anno che alla stazione di Roma fu affiancata, nel 1925, un’analoga stazione radiofonica in quel di Milano. Ci vollero, in realtà, due anni per installare le stazioni di Milano e di Napoli e poi altri tre anni affinché entrassero in funzione anche quelle di Bolzano, Genova e Torino.

Successivamente, il 27 Novembre 1927, un apposito Decreto legislativo provvide a trasformare l’U.R.I. in Ente Italiana Audizioni Radiofoniche (EIAR), una struttura a capitale privato ma finanziata dallo Stato che, a sua volta, nel 1944 si trasformerà nell’attuale RAI (Radio Audizioni Italia). L’EIAR fu poi trasferito a Torino ma, a decorrere dal 1935, si decise di spostare di nuovo nella capitale la redazione del Giornale radio e le strutture informative, sotto la direzione di Antonio Piccone Stella, brillante critico letterario de “Il Messaggero”.

Tuttavia, la prima stazione trasmittente nazionale di rilevante potenza vide la luce soltanto nel 1930 a Roma-Santa Caterina. All’inizio si registrò un numero davvero esiguo dii abbonati che non superò i 27.000 nel 1926, se si considera che in Germania nel 1928 gli utenti radiofonici si aggiravano intorno ai due milioni. Considerata la valenza preponderante dei mezzi di comunicazione di massa ai fini della persuasione e dell’indottrinamento totalitario, il regima fascista, il 26 settembre 1935, dispose con un apposito Decreto Legge (converito nella legge 9 gennaio 1936) che il controllo sui programmi dell’EIAR fossero di esclusiva pertinenza del Ministero Stampa e Propaganda. La nascita dell’URI si  può dunque annoverare a tutti gli effetti come il primo audace esempio avveniristico di broadcasting italiano.

 

© Giovanni Preziosi, 2022

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Giovanni Preziosi

Giovanni Preziosi nasce 52 anni fa a Torre del Greco, in provincia di Napoli, da genitori irpini. Trascorre la sua infanzia ad Avellino prima di intraprendere gli studi universitari presso l’Università degli Studi di Salerno dove si laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi in Storia Contemporanea. Nel corso di questi anni ha coltivato varie passioni, tra cui quella per il giornalismo, divenendo una delle firme più apprezzate delle pagine culturali di alcune prestigiose testate quali: “L’Osservatore Romano”, “Vatican Insider-La Stampa”, “Zenit”, “Il Popolo della Campania”, “Cronache Meridionali”. Ha recensito anche alcuni volumi per “La Civiltà Cattolica”. Inoltre, dal 2013, è anche condirettore della Rivista telematica di Storia, Pensiero e Cultura del Cristianesimo “Christianitas” e responsabile della sezione relativa all’età contemporanea. Recentemente ha fondato anche il sito di analisi ed approfondimento storico "The History Files”. Ha insegnato Storia Contemporanea al Master di II° livello in “Scienze della Cultura e della Religione” organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Fin dalla sua laurea i suoi interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità negli ambienti ecclesiastici ad opera di tanti religiosi e religiose a beneficio dei perseguitati di qualsiasi fede religiosa o colore politico. Ha compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” (Walter Pellecchia Editore, 2006); “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015), “La rete segreta di Palatucci. I fatti, i retroscena, le testimonianze e i documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 2015) e “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l'espatrio clandestino dei fascisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 23 febbraio 2017) nonché in altri svariati articoli pubblicati su giornali di rilievo nazionale.

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