Una spia avverte l'ufficiale della Sicherheitsdienst di Amsterdam Jilius Dettman che alcuni clandestini sono nascosti al numero 263 di Prinsengracht. Poco dopo son arrestati dai dei poliziotti olandesi guidati dal sottufficiale delle SS Karl Silberbauber.

L’intervista di Federica Pannocchia a Mario De Simone che racconta la triste storia del fratello Sergio trucidato Il 20 aprile 1945 tra le mura della scuola di Bullenhuser Damm insieme ad altri 20 bambini ebrei.

Il 22 agosto successivo, la legislazione antiebraica fu preceduta e preparata dal censimento nazionale degli ebrei che, in tal modo, furono schedati ed esposti al pericolo della persecuzione.

Nel giorno della Memoria la storia ritrovata di Yvette Haim che nel 1943 fu tra i salvati dalle suore di Gesù Redentore a Firenze Grazie ad un articolo lei ed il fratello Maurice ritrovano le tracce del loro passato

Per 261 ebrei genovesi non ci fu scampo. Tra di essi vi erano anche l'allora rabbino capo Riccardo Pacifici e il custode Albino Polacco con la moglie Linda ed i loro due bambini Roberto e Carlo rispettivamente di appena 2 e 4 anni, i quali il 1° dicembre successivo furono inviati a Milano, e da lì il 6 dicembre, a bordo del convoglio n. 05, deportati nell’orrendo lager nazista di Auschwitz, da dove non fecero più ritorno. Soltanto 20 riuscirono a salvarsi.

Il 16 ottobre del 1943, il "sabato nero" del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d'Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Il ricordo di Laura e Silvia Supino.

Il 20 aprile 1945, tra le mura della scuola amburghese di Bullenhuser Damm, 20 piccole vite di bambini ebrei – dieci maschi e dieci femmine – provenienti dalla Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia e Polonia, venivano spezzate crudelmente. il dottor Kurt Heissmeyer "è accecato dall’ambizione, vuole emergere, vuole diventare professore, vuole passare alla storia, [...] non si fa scrupoli, tratta i bambini come fossero topi… i bambini come cavie per studiarne le difese immunitarie, per raccogliere anticorpi, per preparare un vaccino…". Una storia struggente da non dimenticare!

La storia della famiglia Piperno ospitata presso il Monastero delle Suore Bethlemite a Piazza Sabazio. «Mio padre – racconta il prof. Roberto Piperno –, anche per il suo lavoro di commerciante di tessuti, aveva avuto frequenti contatti con il Vaticano e inoltre l’amico che ci ospitava era un buon cattolico. Così fu possibile ottenere che una parte della famiglia – cioè le donne, mia madre, mia sorella di tre anni più grande di me, le due nonne ed io – fosse ospitata presso il Monastero delle Suore Bethlemite a Piazza Sabazio, non lontana dalla zona di Viale Regina Margherita, dove viveva la famiglia amica. Invece mio padre e mio nonno si trasferirono presso la Basilica di san Giovanni.».

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