Gonippo e Nova Massi, i due coniugi “Giusti” di Monterchio che salvarono una famiglia ebrea slovena

Gonippo e Nova Massi, nel lontano 1943, ospitarono nella loro abitazione in località Vicchio a Monterchi nell'Aretino, due famiglie ebree di origini slovene destinate al campo di concentramento di Renicci. Per questo motivo i coniugi aretini sono stati annoverati tra la folta schiera dei “Giusti tra le nazioni” da Yad Vashem.

di Giovanni Preziosi - Fondatore e Direttore di "History Files Network" 496 Visualizzazioni
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Gonippo e Nova Massi

Il 15 gennaio del 2018, l’Istituto per la Memoria dei Martiri e degli Eroi dell’Olocausto Yad Vashem, dopo accurate indagini, ha deciso di conferire questa alta onorificenza ai due coniugi monterchiesi, Gonippo e Nova Massi, perché nel corso degli anni roventi del secondo conflitto mondiale, quando fu sferrata in grande stile a “soluzione finale” del popolo ebraico, a repentaglio della propria vita, senza alcuna esitazione, ospitarono nella propria abitazione che sorgeva in località Vicchio a Monterchi per l’appunto, due famiglie ebree di origine slovena composte dalla diciottenne Oly, al secolo Olga Lukac, che parlava cinque lingue e suonava il pianoforte, la quale con la sua famiglia e quella degli zii, erano ormai destinate al campo di concentramento di Renicci.

Gonippo Massi e la fmiglia di Olga Lukac

Correva l’anno 1942 quando, in pieno inverno le due famiglie slovene, come del resto tante altri loro correligionari, da Lubiana a bordo di uno di quei vagoni piombati adoperati per la deportazione degli ebrei furono trasferiti ad Anghiari. Nella località di Renicci in quel periodo furono destinati oltre 10.000 prigionieri. Tuttavia, proprio quando ormai la loro sorte sembrava segnata, la famiglia Lukac incontrò sulla propria strada i coniugi Gonippo e Nova Massi che, senza battere ciglio, subito si offrirono di ospitarli nella loro abitazione in località Vicchio a Monterchi prendendosi cura di tutti loro scongiurando così il pericolo che incombeva su di loro, tant’è che grazie a quel loro provvidenziale intervento non giunsero mai al campo di concentramento di Renicci.

“Il figlio di Gonippo, ormai ottantenne, è tornato a Monterchi e ci ha lasciato un plico con le memorie di quei giorni – riferisce Lina Guadagni, direttrice del Museo della Madonna del Parto, alla quale sono stati consegnati i documenti – aveva paura che si perdesse la memoria di quanto accaduto. Così abbiamo scoperto che Massi il giorno dell’arrivo del convoglio si recò con un carro ad Anghiari e che trasse in salvo le due famiglie, ovvero i due fratelli Lukac, le loro mogli e i loro figli, probabilmente 8 persone tra adulti e bambini. (…)
Gonippo e Nova ospitarono fino alla fine della guerra le due famiglie – continua la direttrice – dai documenti emerge che davano loro consigli per non esporsi troppo, suggerivano di vestirsi in modo dimesso, e quando si muovevano per andare al lavoro, nei campi, o comunque fuori da Vicchio, restavano insieme”.

La famiglia di Olga Lukac rimase nascosta a Vicchio, lontana da occhi indiscreti, fino alla fine della guerra, dopodiché decisero di far ritorno in Slovenia sani e salvi.

Mio padre era molto altruista e generoso con tutti – scrive nelle sue memorie il figlio di Gonippo e Nova, Adelmo Massi – una mattina, di buonora, attaccò le vacche al carro e andò alla Libbia per prelevare in un campo di raccolta, dei profughi che venivano dalla Jugoslavia, quattro famiglie di ebrei, con grande nostro rischio se fossimo stati scoperti dai tedeschi. Tre con cognome Lukac rimasero a casa mia e una da mia zia Concetta a Padonchia.
Il signor Lukac – aggiunge – era un signore molto distinto, ed era stato direttore della Banca di Lubiana. Mi ricordo che mio padre gli diceva di vestirsi un po’ trasandato, per non dare nell’occhio ai tedeschi. Aveva una figlia di nome Olga che parlava correntemente sette lingue, compreso il tedesco. Fu quello che in molte circostanze ci tolse dai guai, ammansendo col parlare i tedeschi che cercavano sempre il bestiame, e non trovandolo si arrabbiavano.

Adelmo Massi

A ricevere questo importante riconoscimento, purtroppo, non sono stati i due audaci coniugi Gonippo e Nova Massi, scomparsi purtroppo nel 1976, ma i loro eredi che attualmente abitano proprio in quella casa che nascose le due famiglie ebree ferocemente braccate dai nazifascisti.

Nel corso della cerimonia, dopo i saluti del sindaco Alfredo Romanelli e l’intervento dei rappresentanti delle autorità locali e le testimonianze dei salvati e dei loro salvatori, infine fu affidata la prolusione a Sara Ghilad dell’ambasciata di Israele in Italia che consegnò ufficialmente l’onorificenza di “Giusto tra le Nazioni” in memoria di Gonippo e Nova Massi nelle mani dei loro discendenti.

© Giovanni Preziosi, 2023

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di Giovanni Preziosi Fondatore e Direttore di "History Files Network"
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Giovanni Preziosi nasce 52 anni fa a Torre del Greco, in provincia di Napoli, da genitori irpini. Trascorre la sua infanzia ad Avellino prima di intraprendere gli studi universitari presso l’Università degli Studi di Salerno dove si laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi in Storia Contemporanea. Nel corso di questi anni ha coltivato varie passioni, tra cui quella per il giornalismo, divenendo una delle firme più apprezzate delle pagine culturali di alcune prestigiose testate quali: “L’Osservatore Romano”, “Vatican Insider-La Stampa”, “Zenit”, “Il Popolo della Campania”, “Cronache Meridionali”. Ha recensito anche alcuni volumi per “La Civiltà Cattolica”. Inoltre, dal 2013, è anche condirettore della Rivista telematica di Storia, Pensiero e Cultura del Cristianesimo “Christianitas” e responsabile della sezione relativa all’età contemporanea. Recentemente ha fondato anche il sito di analisi ed approfondimento storico "The History Files”. Ha insegnato Storia Contemporanea al Master di II° livello in “Scienze della Cultura e della Religione” organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Fin dalla sua laurea i suoi interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità negli ambienti ecclesiastici ad opera di tanti religiosi e religiose a beneficio dei perseguitati di qualsiasi fede religiosa o colore politico. Ha compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” (Walter Pellecchia Editore, 2006); “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015), “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l'espatrio clandestino dei fascisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 23 febbraio 2017) e “La rete segreta di Palatucci. Fatti, retroscena, testimonianze e documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti” (SECONDA EDIZIONE - Independent Publishing, maggio 2022) nonché in altri svariati articoli pubblicati su giornali di rilievo nazionale.

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