AvvisoChiesa e ShoahDisponibili online i documenti del pontificato di Pio XII sugli Ebrei

Resa accessibile a tutti sul sito internet dell'Archivio Storico della Segreteria di Stato la consultazione della serie che conserva le istanze di aiuto rivolte al Papa dagli ebrei di tutta Europa, all'indomani delle feroci persecuzioni sferrate dai nazi-fascisti.
Avatar Staffvenerdì, 24 Giugno 2022 ore 9:39:49413817 min

Su espressa disposizione di Papa Francesco, a partire da giugno 2022, l’Archivio Storico della Segreteria di Stato – Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali (ASRS), offre a chiunque voglia consultarla la riproduzione virtuale dell’intera serie archivistica Ebrei del Fondo Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (AA.EE.SS.), afferente al pontificato di Pio XII – parte I (1939-1948), che conserva le istanze di aiuto rivolte al pontefice da parte degli ebrei di tutta Europa, all’indomani delle feroci persecuzioni antisemite sferrate dai nazi-fascisti.

L’allora Congregatio pro negotiis ecclesiasticis extraordinariis (che adesso si chiama Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Segreteria di Stato), era una sorta di ministero degli affari esteri e allora incaricò un minutante diplomatico, mons. Angelo Dell’Acqua, di occuparsi di queste istanze con l’obiettivo di fornire ai richiedenti ogni aiuto possibile.

La serie archivistica “Ebrei” resa accessibile sul sito internet dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato ‒ Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, consta di un totale di 170 volumi, equivalenti a quasi 40.000 files. All’inizio, tuttavia, sarà disponibile soltanto il 70% del materiale complessivo, integrato successivamente dagli ultimi volumi in ancora corso di lavorazione.

Ogni istanza fu raccolta in fascicolo intestato al richiedente principale con la segnatura archivistica “Ebrei”. Questi fascicoli furono disposti in ordine alfabetico secondo il cognome indicato nell’intestazione.

Ecco il link diretto Il link al sito dell’ASRS per consultare l’intera serie archivistica: https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/sezione-rapporti-stati/archivio-storico/serie-ebrei/serie-ebrei_it.html

Lettera di un universitario ebreo da un campo di concentramento in Spagna (1942, Archivio Storico della Segreteria di Stato ‒ Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, Fondo Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, Pio XII, Parte I, Serie Ebrei, Pos. 8, f. 7 r/v)

Qui di seguito il comunicato ufficiale pubblicato sul sito internet ufficiale della S. Sede “Vatican News”:

«Si oggi scrivo a Lei, è per pregarla di aiutarmi da lontano». Migliaia di carte d’archivio che danno voce a disperate richieste di aiuto. Come questa, di uno studente universitario di 23 anni, tedesco “di origine israelita” battezzato nel 1938, che il 17 gennaio 1942, dal campo di concentramento di Miranda de Ebro in Spagna, ricorre alla sua ultima spiaggia per riuscire ad essere liberato dalla detenzione. Finalmente aveva l’opportunità di raggiungere sua madre, fuggita in America nel 1939 «per prepararmi una vita nuova», scrive di suo pugno. Tutto era pronto per poter partire da Lisbona, serviva solo l’intervento di «una persona fuori» affinché le autorità acconsentissero alla sua liberazione. «Per quelli che non hanno aiuto fuori, c’è poca speranza», spiega con poche, ma eloquenti parole. Scrive, quindi, ad una sua vecchia amica italiana, pregandola di rivolgersi a Papa Pio XII per far intervenire in suo favore il Nunzio Apostolico a Madrid, sapendo che: «Altri con questo intervento da Roma hanno potuto lasciare il campo di concentramento».

Due carte più avanti, scopriamo che la Segreteria di Stato si occupa in pochi giorni del caso, segnalandolo “nuovamente” al Nunzio a Madrid. Poi il fascicolo si interrompe. Tace sul destino occorso a questo giovane studente tedesco. Come per la maggioranza delle richieste d’aiuto testimoniate dalle altre pratiche, non è stato riportato l’esito dell’istanza. In cuor nostro, diviene subito inevitabile sperare che sia andata a buon fine. Sperare che Werner Barasch sia stato poi liberato dal campo di concentramento e sia riuscito a raggiungere sua madre oltreoceano.

Nel caso specifico, il nostro desiderio è stato esaudito: se si effettua una ricerca nelle risorse su internet, si trovano sue tracce nel 2001. Non solo esiste un’autobiografia che narra le sue memorie di “sopravvissuto”, ma fra le collezioni on-line dell’United States Holocaust Memorial Museum si trova perfino una lunga video-intervista, in cui Werner Barasch in persona racconta, all’età di 82 anni, la sua incredibile storia (Oral History N. RG-50.477.0392). Apprendiamo, così, che venne rilasciato dal campo di Miranda l’anno seguente alla sua lettera con l’appello rivolto al Papa, e nel 1945 riuscì finalmente a raggiungere madre e sorella negli Stati Uniti. Lì proseguì i suoi studi all’Università di Berkeley, al MIT e all’Università del Colorado, per poi lavorare come chimico in California. Grazie alla rete di fonti on-line sempre più ricca, questa volta possiamo tirare un sospiro di sollievo.

I documenti

Un patrimonio documentario speciale, che si distingue dalle altre serie archivistiche già dal nome che gli fu assegnato: “Ebrei”. Un patrimonio prezioso, perché raccoglie le richieste di aiuto inviate a papa Pio XII da ebrei, battezzati e non, dopo l’inizio delle persecuzioni nazi-fasciste.

Un patrimonio che, per volere di S.S. Papa Francesco, diviene ora facilmente accessibile al mondo intero, grazie ad un progetto volto a pubblicare su internet la digitalizzazione integrale della serie archivistica.

Si tratta della serie Ebrei dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato ‒ Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali (ASRS). Una serie composta in totale da 170 volumi, che fanno parte del Fondo Affari Ecclesiastici Straordinari (AA.EE.SS.), afferente al pontificato di Pio XII – parte I (1939-1948), e già consultabile dal 2 marzo 2020, presso la Sala lettura dell’Archivio Storico, dagli studiosi di tutto il mondo.

L’allora Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (da cui prende il nome il Fondo archivistico), equivalente ad un ministero degli affari esteri, incaricò un minutante diplomatico (mons. Angelo Dell’Acqua) di occuparsi delle richieste di soccorso che pervenivano al Papa da tutta Europa, con l’obiettivo di fornire ogni aiuto possibile.

Le istanze potevano essere rivolte ad ottenere visti o passaporti per espatriare, rifugio, ricongiungimenti con un familiare, liberazione dalla detenzione, trasferimenti da un campo di concentramento ad un altro, notizie su una persona deportata, forniture di cibo o indumenti, sostegno economico, supporto spirituale e altro ancora.

Ognuna di queste istanze veniva a costituire una pratica che, una volta evasa, fu destinata alla conservazione in una serie documentaria denominata “Ebrei”. Si tratta di oltre 2.700 pratiche, che contengono richieste di aiuto quasi sempre destinato a intere famiglie o a gruppi di persone. Migliaia di perseguitati per la loro appartenenza alla religione ebraica, o per una mera discendenza “non ariana”, si rivolgevano al Vaticano sapendo che altri avevano ricevuto soccorso – come scrive lo stesso giovane Werner Barasch.

Le richieste arrivavano in Segretaria di Stato, dove si attivavano i canali diplomatici per cercare di fornire ogni aiuto possibile, tenendo conto della complessità della situazione politica su scala mondiale.

Dopo l’apertura alla consultazione del pontificato di Pio XII nel 2020, questo particolare elenco di nominativi è stato chiamato “lista di Pacelli” (i.e. papa Pio XII), facendo eco alla ben nota “Schindler’s list”. Benché i due casi siano differenti, l’analogia rende perfettamente l’idea di come, fra i corridoi dell’istituzione al servizio del pontefice, ci si adoperasse senza sosta per fornire agli ebrei un aiuto concreto.

Il progetto di pubblicazione on-line della serie archivistica

Da giugno 2022, sul sito dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato ‒ Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, la serie Ebrei sarà consultabile su internet in versione virtuale, liberamente accessibile da tutti.

Oltre alla fotoriproduzione di ogni singolo documento, sarà reso disponibile un file con l’inventario analitico della serie, in cui sono stati trascritti tutti i nominativi dei destinatari d’aiuto rilevati nei documenti. In un primo momento si renderà disponibile on-line il 70% del materiale complessivo, che sarà in seguito integrato con gli ultimi volumi in corso di lavorazione.

Come per l’istanza del giovane Werner Barasch, la maggioranza delle oltre 2.700 pratiche giunte in Segreteria di Stato, che oggi ci narrano altrettante storie per sfuggire alle persecuzioni razziali, ci lasciano con il fiato in sospeso, e non sempre si trovano fonti con ulteriori notizie. Rendere disponibile, su internet, la digitalizzazione dell’intera serie Ebrei, consentirà ai discendenti di chi richiese aiuto di cercare, da ogni parte del mondo, le tracce dei propri cari. Al contempo permetterà agli studiosi e a chiunque sia interessato di esaminare liberamente e a distanza questo patrimonio archivistico speciale.

Paul Richard Gallagher (Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali)

Fonte: Vatican News – Pubblicata online la serie “Ebrei” dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato – Vatican News

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4 comments

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    Anna Pizzuti

    martedì, 19 Luglio 2022 ore 21:09:53 at 21:09

    Ho iniziato da qualche settimana a lavorare sulla Serie Ebrei citata nel post, seguendo il metodo con il quale da sempre conduco le mie ricerche, che è quello di leggere fino in fondo , uno ad uno, i documenti che ho a disposizione.
    L’ho usato per altri epistolari egualmente celebrati, lo sto facendo su questo.
    E già da ora, tuttavia, posso fornire alcune delle informazioni che sto ricavando.
    Come si evince dall’inventario,l’epistolario si compone di richieste effettuate in maggioranza da ebrei italiani, ma contiene anche un certo numero di richieste provenienti da ebrei stranieri internati in Italia durante il periodo bellico, costituenti, questi ultimi, il campo specifico delle ricerche che conduco da anni e che sono pubblicate on line (www.annapizzuti.it)
    Sui primi – gli italiani – non posso fornire numeri, ma posso dire che, ad una osservazione dell’inventario risulta evidente che la maggior parte di essi scrivono subito dopo l’emanazione delle leggi razziali del novembre del 1938 e, per quanto ho potuto leggere finora, essi chiedono di essere aiutati nelle pratiche di discriminazione, arianizzazione, matrimoni.
    Maggiori informazioni posso fornire sulle richieste degli ebrei stranieri internati in Italia (molti altri, i cui nomi sono presenti nell’inventario, non lo furono).
    Anche qualcuna delle loro richieste è stata avanzata nel 1938 o nel 1939, ma chi ha studiato le norme fasciste che regolarono la loro persecuzione, sa bene che a quella data erano presenti sia quelli che in Italia risiedevano da decenni e in molti casi ne erano cittadini,resi apolidi dal decreto del 7 settembre 1938, sia i rifugiati dall’Europa centro-orientale in attesa di emigrazione, che, dallo stesso decreto, insieme ai primi, dall’Italia erano stati espulsi.
    Grazie al database pubblicato sul mio sito, ho individuato 216 nomi di richiedentiebrei stranieri internati (i capifamiglia: se considerassi i familiari sarebbero di più).
    Esclusi i casi citati sopra, la maggior parte delle richieste vengono avanzate a partire dal 1940, anno in cui (precisamente il 15 giugno) iniziano ad essere internati nei campi e nelle località.
    Solo 20 richieste vengono presentate anche nel 1943, ma dovrò controllare in quale mese, considerato che la persecuzione delle vite inizia dopo l’8 settembre di quell’anno.
    Fatto questo, ho controllato, sempre grazie al mio database, al quale lavoro dal 2009,raccogliendo tutte le fonti possibili – ben specificate – quale sia stato il loro destino.
    Comunico i risultati di questo primo “blocco” di lavoro:
    – 20 di essi furono deportati (31, se consideriamo i familiari, ma debbo controllare se qualcuno di questi ultimi sia sfuggito alla deportazione)
    – di 120 viene documentato il luogo in cui si trovavano dopo la fine della guerra:molti nei campi UNRRA e IRO che li ospitavano o negli stessi luoghi in cui erano stati internati. Altri avevano lasciato l’Italia, ma per raggiungere la Svizzera, durante la persecuzione delle vite, oppure trasferiti in America (Fort Ontario) o in Palestina con le operazioni messe in atto dagli Stati Uniti o dall’UNRRA in Italia (partenze effettuate da Napoli, da Bari o Taranto tra il luglio del 1944 e i primi mesi del 1945)
    – di 60 non ho ancora documentato il luogo in cui si trovavano
    – 4 morirono durante l’internamento
    – di 2 so che sopravvissero ma non conosco il luogo in cui si trovavano.
    La maggior parte delle lettere chiedeva di essere aiutata nell’emigrazione, soprattutto verso l’America Latina e in particolare il Brasile. Non apro qui il discorso sui 3000 visti messi a disposizione da questo Stato per gli ebrei convertiti, perchè non voglio avanzare giudizi sul loro uso prima di aver letto tutto.
    Quello che posso dire è che a me, di questo gruppo di persone, risulta che solo 10 dei 216 riuscirono ad emigrare e solo 2 di essi in Brasile.
    Chiedo scusa per la lunghezza del commento, ma ho pensato di rendere noto fin dall’inizio il mio lavoro, con la speranza che altre persone, anche quelle più titolate di me nel mondo accademico, leggano le lettere e, solo dopo, esprimano la loro valutazione accompagnata dalle motivazioni su cui si fonda.

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    Giovanni Preziosi (Direttore "History Files Network")

    giovedì, 21 Luglio 2022 ore 11:19:22 at 11:19

    Nel ringraziarla per il suo contributo, mi limito, per il momento, a sottolineare che compulsare i documenti d’archivio richiede tempo e attenzione per non rischiare di giungere a delle conclusioni parziali che non rispecchiano pienamente la realtà fattuale degli avvenimenti.
    Su questo argomento, tanto dibattuto dalla storiografia, mi permetto di rimandarla ad un mio breve saggio pubblicato in un circostanziato articolo l’11 maggio 2011 nella pagine culturali del giornale ufficiale della Santa Sede “L’Osservatore Romano”, ripreso anche da varie testate e agenzie di stampa, dal titolo: “Quelle famiglie ebree che Pio XII fece nascondere in monastero”, frutto di una meticolosa ricerca condotta alcuni anni or sono nell’Archivio nell’Archivio Generale della Società del Sacro Cuore, un istituto di diritto pontificio che ancora oggi sorge sul Gianicolo.
    Ecco il link: https://www.historyfilesnetwork.com/2022/02/17/9530/ .
    Nel corso di questa mia ricerca, infatti, ho avuto modo di rinvenire dei documenti assolutamente inediti, che ritengo possano contribuire a far luce sui presunti “silenzi” di Pio XII in merito alla Shoah e fornire un’ulteriore chiave di lettura su questa vexata quaestio per scrivere finalmente la parola fine su questa vicenda, per certi aspetti alquanto capziosa e frutto di condizionamenti ideologici cui ritengo che uno storico farebbe bene a tenersi lontano facendo parlare piuttosto i documenti e mantenendosi il più possibile au-dessus de la mélée.

    Buona lettura !

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    Anna Pizzuti

    sabato, 23 Luglio 2022 ore 21:21:31 at 21:21

    Gentilissimo signor Preziosi, ho letto il suo articolo con estrema attenzione.

    Reply

    • Avatar
      Giovanni Preziosi (Direttore "History Files Network")

      domenica, 24 Luglio 2022 ore 19:53:06 at 19:53

      Gent.ma Anna Pizzuti,
      History Files Network, fin dalla sua origine, aspira a divenire proprio un forum interdisciplinare di analisi e approfondimento, un luogo d’incontro aperto alla discussione e ad esperienze storiografiche diverse per favorire il confronto e la sintesi dei diversi linguaggi e modelli interpretativi prevalenti riguardanti i maggiori temi emergenti o controversi al centro del dibattito, rifiutando qualsiasi connotazione ideologica, mediante una rigorosa analisi critica diacronica e sincronica degli eventi, che deve contraddistinguere il mestiere tipico dello storico, mettendo da parte il pathos soggettivo che, a volte, può affiorare e prendere il sopravvento sulla realtà dei fatti.
      Perché il confronto costruttivo e non preconcetto aiuta ad ampliare i confini della conoscenza storica e, di conseguenza, arricchisce tutti.
      Pertanto, chiunque voglia fornire il proprio contributo nel rispetto di questi principi deontologici sarà sempre il benvenuto su queste pagine.

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