Ebrei e ShoahStragi e rastrellamenti nazifascisti4 AGOSTO 1944: ANNE FRANK E GLI ALTRI CLANDESTINI SONO ARRESTATI

Una spia avverte l'ufficiale della Sicherheitsdienst di Amsterdam Jilius Dettman che alcuni clandestini sono nascosti al numero 263 di Prinsengracht. Poco dopo son arrestati dai dei poliziotti olandesi guidati dal sottufficiale delle SS Karl Silberbauber.
Avatar Federica Pannocchiavenerdì, 5 Agosto 2022 ore 10:51:546317 min
È venerdì 4 agosto 1944. Il sole brilla alto nel cielo, rendendo l’aria calda. È una perfetta giornata estiva quando all’improvviso al quartiere generale della Sicherheitsdienst (la polizia tedesca) di Amsterdam, squilla il telefono. A rispondere è Jilius Dettman, un ufficiale della SD. Qualcuno, all’altro capo del telefono, gli racconta che dei clandestini sono nascosti al numero 263 di Prinsengracht. Jilius ordina al sottufficiale delle SS Karl Silberbauber, austriaco, di recarsi a quel nascondiglio con dei poliziotti olandesi.
La stanza del nascondiglio di Anne e Margot Frank
Silberbauber e gli altri uomini arrivano al magazzino della ditta, al pian terreno. Entrano e chiedono informazioni. Il magazziniere Willem Van Maaren, in silenzio, indica il piano di sopra. Essi entrano nell’edificio dirigendosi subito verso l’ufficio. Miep Gieps vede entrare un ometto basso, con la pistola puntata contro di lei.
L’ordine è chiaro: “Rimanete seduti. E nessuno si muova.”
Karl Josef Silberbauer (21 Giugno 1911 – 2 Settembre 1972)
La tensione sale e Victor Kugler, che si trova nell’ufficio accanto, sentendo una gran confusione va a vedere che cosa sta succedendo. Impaurito ferma lo sguardo su quattro poliziotti, e si rende conto che uno di loro ha la divisa della Gestapo. Un agente gli punta la pistola contro, dicendogli di fare strada.
Victor Kugler è obbligato a obbedire e spera che gli agenti si limiteranno a vedere solo i magazzini sul lato della strada. Ma si sbaglia, e si dirigono verso la libreria girevole. Nonostante Kugler menta sostenendo che si tratti di un semplice scaffale, il sergente maggiore – che sapeva la verità – tira la libreria, aprendola.
Lo scaffale cede lasciando in mostra la porta segreta.
Anne e gli altri da anni vivono nella paura di essere scoperti.
L’8 novembre 1943 ad esempio Anne aveva scritto nel suo diario:
(…) L’alloggio segreto col nostro gruppo di rifugiati mi sembra uno squarcio di cielo azzurro attorniato da nubi nere cariche di pioggia. L’area rotonda e circoscritta su cui stiamo è ancora sicura, ma le nubi si avvicinano sempre di più (…).
Una pagina del Diario di Anna Frank che si conclude il 1* agosto 1944.
Quella mattina, alle dieci e mezzo circa, Otto Frank è di sopra con i Van Pels e sta aiutando Peter per una lezione d’inglese quando improvvisamente sente qualcuno salire le scale. È rischioso fare tutto quel rumore, quindi decide di andare a vedere chi è il colpevole di quel gran baccano. La porta si apre di scatto e Otto si ritrova davanti un uomo con la pistola in pugno, puntata contro di loro.
Il gruppo che fu arrestato insieme alla famiglia di Anne Frank
Nel frattempo Anne e gli altri sono raggruppati dabbasso. Otto viene obbligato assieme a Peter a scendere una scala con le mani alzate. Nella stanza dei van Pels vi sono la signora e il signor Van Pels e Pfeffer, tutti con le mani sopra la testa e gli occhi immobili. Ancora un’altra scala: Edith, Anne e Margot sono nel loro appartamento. Sono le prime a essere perquisite e arrestate. Subito dopo anche Fritz Pfiffer li raggiunge.
“Lì vidi mia moglie e le mie figlie, anch’esse con le mani alzate.” Ha raccontato Otto Frank in una testimonianza.
L’incubo di ognuno di loro si trasforma in realtà. Potrebbero essere arrestati tutti quanti.
I clandestini devono consegnare tutti gli oggetti di valore. Silberbauber afferra la cartella di Otto, nella quale Anne conservava le carte che componevano il suo diario, e ne scrolla via il contenuto per riempirla con gli oggetti di valore.
Le carte che compongono il diario di Anne cadono sul pavimento.
“Preparatevi. Fra cinque minuti dovrete essere di nuovo tutti qui.” Ordina Silberbauber, e poi con gli altri scende le scale molto lentamente. I clandestini prendono i vestiti essenziali, lo spazzolino da denti il pettine e poco altro.
“Anne non era neppure spaventata.” Ha raccontato successivamente Otto
“era soltanto abbattuta, come tutti noi. Forse a causa di quell’abbattimento non le venne in mente in mettere nello zaino uno dei quaderni che erano caduti a terra. O forse pensò che ormai tutto, tutto era perduto.”
L’attesa si fa lunga.
D’improvviso, durante la perquisizione dell’alloggio, salta fuori una vecchia maglia militare di Otto Frank, luogotenente di riserva nell’armata tedesca durante la Prima Guerra Mondiale. Silberbauer ne rimane impressionato. Usa un tono più calmo e non insiste più affinché i clandestini si affrettino.
Verso l’una del pomeriggio arriva una macchina: si tratta di un camioncino blindato.
I clandestini vengono arrestati assieme ai due benefattori, Victor Kluger e Johannes Kleiman.
Miep Gies, Jan e il fratello di Kleiman osservano la scena dall’altra parte del canale. Sono riusciti a dileguarsi senza farsi vedere.
Gli ex clandestini e i due benefattori sono scortati alla sede ella delegazione di Amsterdam della polizia di sicurezza nazista, presso una scuola requisita dall’Euterpestraat, e sono rinchiusi in uno stanzone con altri detenuti.
Successivamente, vengono interrogati individualmente. Gli agenti vogliono sapere da loro nuovi indirizzi in cui si nascondono altri clandestini, ma tutti tacciono e Otto aggiunge che nei 25 mesi che si sono rifugiati nell’Alloggio segreto, hanno perso contatti con chiunque.
Gli ex clandestini e i benefattori vengono separati. Johannes Kleiman e Victor Kugler sono mandati nel carcere in Amstelveenseweg, mentre gli otto ex clandestini, dopo un pomeriggio e una notte alla prigione dell’Euterprestraat, vengono condotti nel penitenziario in Weteringschans.
Non si scoprirà mai chi ha fatto la spia, tradendoli.

© Federica Pannocchia, 2022

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Federica Pannocchia

Scrittrice e Presidente dell'Associazione "Un Ponte Per Anne Frank". Sono nata nel 1987 e sin da piccola, amavo fantasticare, creare scenette e scrivere delle storie. Con il passare del tempo ho cominciato a scrivere dei racconti, prima su quaderni, poi con la macchina per scrivere e adesso con il computer. Sono arrivata a un punto in cui non riuscirei più a smettere di scrivere. Per alcuni anni, durante le scuole superiori, smisi di scrivere, ma adesso questa è diventata la mia più grande passione. Oltre a viaggiare e a vivere. Oltre a ogni esperienza che è ricca di emozioni e di scoperte. Che cosa scrivo: Scrivo storie che vorrei leggere e che hanno dei messaggi. Scrivo storie in cui le protagoniste sono principalmente femmine, persone forti, con il coraggio di lottare per i loro ideali. Storie cui voglio dare una voce: Scrivo storie cui voglio dare una voce. Scrivo storie nascoste, dimenticate, storie che trattano argomenti che, secondo me, meritano di essere ascoltati. Il mio angolo di mondo: Quella dello scrittore è definita una professione solitaria, ed è così. Mi siedo davanti al computer e comincio a battere sulla tastiera. Sono fortunata, perché anche mia sorella scrive dei romanzi e possiamo condividere questa passione. Sono Presidente dell'Associazione "Un ponte per Anne Frank" Per contattarmi: unponteperannefrank@yahoo.it

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