Chiesa e ShoahStragi e rastrellamenti nazifascistiQuella lunga e sanguinosa estate del ’44: il sacrificio di Don Aldo Mei

Il 4 agosto 1944 alle 22 in punto, sugli spalti delle Mura di Lucca a Porta Elisa, don Aldo Mei fu fucilato da un plotone della Wehrmacht e sepolto nella fossa che egli stesso era stato costretto a scavarsi.
Avatar Giovanni Preziosigiovedì, 4 Agosto 2022 ore 15:42:544818 min
Don Aldo Mei

Nell’estate del 1944, dopo il proclama del Feldmaresciallo Kesselring, le armate tedesche attestate lungo la Linea Gotica, sferrarono un duro attacco ai partigiani, lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue. Teatro di questi tristi avvenimenti fu anche Fiano, una piccola frazione del comune di Pescaglia nei pressi di Lucca, dove il 28 luglio 1944, un centinaio di soldati tedeschi, armati di tutto punto, seminarono il panico fra gli abitanti della zona ingaggiando furibondi combattimenti con le bande partigiane nei pressi di Montacuto, non risparmiando neanche gli esponenti più in vista del clero locale. Difatti, la mattina del 2 agosto, verso le 8, al termine di un capillare rastrellamento, una pattuglia di Schutzstaffeln, senza tanti convenevoli, fece improvvisamente irruzione nella chiesa proprio nel momento in cui il parroco, don Aldo Mei, si accingeva a riporre i paramenti sacri dopo aver celebrato la S. Messa, per arrestarlo con l’accusa di aver portato conforti religiosi ai partigiani e offerto rifugio a ebrei, disertori del regime fascista e perseguitati politici.

Non ancora soddisfatti degli orribili misfatti commessi, vollero a tutti i costi perquisire da cima a fondo finanche la chiesa. Fu in questa occasione che riuscirono a  scovare il giovane ebreo, tale Adolfo Cremisi, che si era rifugiato nella canonica, riempiendo di improperi ed epiteti poco lusinghieri don Aldo, additato come vile traditore. Insieme a loro catturarono anche altre trenta persone le quali subito furono condotte a Lucca nella Pia Casa di Beneficenza, che il comando tedesco aveva trasformato in carcere. Appena iniziarono i rastrellamenti dei nazifascisti, il giovane parroco di Fiano, seguendo l’esempio del suo vescovo mons. Antonio Torrini – che aveva patrocinato con l’ausilio del clero diocesano una rete clandestina di assistenza agli ebrei, ospitando in vescovado persino un profugo di origini tedesche, tale Ludwig Greve – aveva spalancato le porte della propria canonica per nascondere Adolfo Cremisi, che era riuscito a sfuggire all’arresto dei tedeschi a differenze del padre e del nonno i quali erano stati acciuffati nei pressi di Loppeglia e deportati ad Auschwitz.

Don Aldo Mei con Arcivescovo di Lucca Torrini.
Per tutti questi infelici il parroco ebbe cure particolari – si legge nelle Memorie parrocchiali di Fiano – […]. Materialmente, interessandosi dei bisogni di ciascuno e provvedendoli molte volte degli alimenti a proprie spese. Per i “Partigiani”, che numerosi vivevano a Monte Acuto, a Foce e nei dintorni, non misurò rischi né fatiche. La sua casa fu sempre aperta a tutti e quanti vennero da lui trovarono un cuore grande, un padre amoroso, un amico sincero (L.G. Lazzari – R. Rossi – U.A. Palagi, Memorie di Fiano. Testimonianze manoscritte dei suoi parroci 1873-1951, Fiano 2012).

Col precipitare degli eventi in seguito alla firma dell’Armistizio, la famiglia Cremisi era stata costretta ad abbandonare Lido di Camaiore, dove stava trascorrendo le vacanze, per trovare rapidamente un rifugio sicuro. Giunsero, così, a Loppeglia dove furono ospitati nell’abitazione di Giuseppe Manfredi il quale, dopo qualche giorno, col favore delle tenebre per non essere riconosciuti, accompagnò il giovane ebreo da don Aldo, attraversando un piccolo sentiero che conduceva fino alla canonica, dove rimase nascosto per circa quattro mesi. Insieme al medico condotto di Pescaglia, Giuseppe Ferrara, erano divenuti il punto di riferimento per tutti i perseguitati e i partigiani che affluivano nella zona. Avevano escogitato un metodo infallibile per riconoscere chi aveva davvero bisogno d’aiuto.

Mio padre – racconta Alfonso Ferrara che all’epoca serviva la Messa a don Aldo Mei – aveva una lira tagliata, e quando alla porta di casa si presentava una persona bisognosa di particolare protezione, inviata non so da chi, mostrava la metà di quella lira. Se i numeri di serie corrispondevano, potevamo fidarci ed aiutarlo.
Lira tagliata per riconoscimento perseguitati.

Naturalmente tutto ciò non era visto di buon occhio dai nazifascisti che, già il 21 gennaio 1944, tramite il Capo della Provincia di Lucca Mario Piazzesi, avevano messo in guardia mons. Torrini facendogli pervenire una lettera intimidatoria nella quale si leggeva:

Prego V.E. di richiamare l’attenzione dei detti prelati sopra le gravissime pene che vengono comminate a chi, per qualsiasi motivo, offre asilo, viveri e protezione ai suddetti elementi: pene che vanno dalla fucilazione immediata alla confisca dei beni.

Questa minaccia, in effetti, si materializzò ai principi di agosto, quando un perfido delatorerepubblichino spifferò ai tedeschi l’attività che svolgeva don Aldo Mei a beneficio di ebrei e partigiani. A quel punto il suo destino era ormai segnato. Il 4 agosto successivo, infatti, al termine di un processo sommario, il tribunale di guerra tedesco spiccò nei suoi confronti la condanna a morte, che fu puntualmente eseguita verso le 22 con una raffica di ben 28 colpi di fucile fuori Porta Elisa, dopo aver costretto il giovane prete perfino a scavarsi la fossa. 

A nulla valse il tentativo in extremis di salvarlo dell’arcivescovo di Lucca monsignor Antonio Torrini presso il comando tedesco. Delle sue ultime ore di vita resta un testamento spirituale che don Aldo scrisse nella cella sul suo libro di preghiere.

Babbo e Mamma, state tranquilli – sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti. Solamente ho amato come mi è stato possibile (…) Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio io che non ho voluto vivere che per l’amore! “Deus Charitas est” e Dio non muore. Non muore l’Amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro… è l’ora del grande perdono di Dio! Desidero avere misericordia; per questo abbraccio l’intero mondo rovinato dal peccato – in uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione di tanti peccati (…) «Anche in questo momento sono passati ad insultarmi – “Dimitte illis – nesciunt quid faciunt” (perdona loro perché non sanno quello che fanno, ndr) – Signore che venga il vostro regno! – Mi si tratta come traditore – assassino – non mi pare di aver voluto male a nessuno – ripeto a nessuno – mai – che se per caso avessi fatto a qualcuno qualcosa di male – io qui dalla mia prigione – in ginocchio davanti al Signore – ne domando umilmente perdono (…) Muoio anzitutto per un motivo di carità – per aver protetto e nascosto un carissimo giovane. Raccomando a tutti la carità – Regina di tutte le virtù – Amate Dio in Cristo Gesù – Amatevi come fratelli – Muoio vittima dell’odio che tiranneggia e rovina il mondo – muoio perché trionfi la carità cristiana – (…) Il povero Don Aldo Mei, indegno Parroco di Fiano»..
Lettera all’ebreo Adolfo Cremisi

Poco prima di essere giustiziato volle dedicare un pensiero anche al giovane ebreo che aveva salvato:

Adolfo caro – scrive don Aldo – quanto la vita mia io muoio sereno per la salvezza tua e di tutta la tua famiglia, godo di dare pure io, indegnamente, come il mio Maestro Gesù la vita per la salvezza delle anime.

Per questo suo sacrificio, nel primo anniversario della sua morte, mons. Torrini lo definì giustamente “martire della carità” e negli anni successivi fu insignito anche dalla Repubblica Italiana con la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

In occasione del 76° anniversario della sua morte, avvenuta com’è noto il 4 agosto del 1944 per mano dei nazisti, anche quest’anno – nonostante l’emergenza sanitaria – è stato organizzato un programma ricco di eventi interessanti per ricordare il suo sacrificio .

PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE

 

© Giovanni Preziosi, 2022

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Giovanni Preziosi

Giovanni Preziosi nasce 52 anni fa a Torre del Greco, in provincia di Napoli, da genitori irpini. Trascorre la sua infanzia ad Avellino prima di intraprendere gli studi universitari presso l’Università degli Studi di Salerno dove si laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi in Storia Contemporanea. Nel corso di questi anni ha coltivato varie passioni, tra cui quella per il giornalismo, divenendo una delle firme più apprezzate delle pagine culturali di alcune prestigiose testate quali: “L’Osservatore Romano”, “Vatican Insider-La Stampa”, “Zenit”, “Il Popolo della Campania”, “Cronache Meridionali”. Ha recensito anche alcuni volumi per “La Civiltà Cattolica”. Inoltre, dal 2013, è anche condirettore della Rivista telematica di Storia, Pensiero e Cultura del Cristianesimo “Christianitas” e responsabile della sezione relativa all’età contemporanea. Recentemente ha fondato anche il sito di analisi ed approfondimento storico "The History Files”. Ha insegnato Storia Contemporanea al Master di II° livello in “Scienze della Cultura e della Religione” organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Fin dalla sua laurea i suoi interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità negli ambienti ecclesiastici ad opera di tanti religiosi e religiose a beneficio dei perseguitati di qualsiasi fede religiosa o colore politico. Ha compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” (Walter Pellecchia Editore, 2006); “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015), “La rete segreta di Palatucci. I fatti, i retroscena, le testimonianze e i documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 2015) e “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l'espatrio clandestino dei fascisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 23 febbraio 2017) nonché in altri svariati articoli pubblicati su giornali di rilievo nazionale.

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