Hitler e il nazismoLe donne e… il “figlio” (vero o presunto) del Führer

Stando a ciò che gli avrebbe confidato al figlio Jean-Marie, Charlotte Eudoxie Alida Lobjoie, nel giugno del 1917, lei che allora era appena sedicenne, avrebbe avuto una fugace relazione con il futuro Führer, mentre si concedeva una pausa dalle trincee.
Giovanni Preziosi Giovanni Preziosimercoledì, 26 Dicembre 2018 ore 6:56:197116 min

Di tanto in tanto spunta fuori qua e là qualche amante segreta del Führer tanto per ravvivare un po’ l’attenzione dei lettori e perché no condire di quel tanto che basta di suspance anche la narrazione storica. Stavolta è il turno di un presunto figlio che il sanguinario dittatore nazista avrebbe avuto da una fugace relazione con un’adolescente giovane francese durante la sua campagna militare tra le fila dell’esercita tedesco durante il primo conflitto mondiale.

Adolf Hitler e Jean-Marie Loret

Alcuni anni or sono la rivista francese Le Point pubblicò un articolo a firma di Jérôme Béglé dal titolo “Le fils français caché d’Adolf Hitler” che subito suscitò un enorme scalpore perché un tale, Jean-Marie Loret, sosteneva di essere il figlio del Führer, come aveva cercato di dimostrare, non senza suscitare qualche legittima perplessità, dopo aver dato alle stampe, nel 1981, in collaborazione con René Mathot, un’autobiografia intitolata emblematicamente “Ton père s’appelait Hitler”.

Morì quattro anni dopo all’età di 67 anni, non essendo in grado, tuttavia, di dimostrare il suo legame familiare con il crudele dittatore nazista.

Dipinto di Hitler che ritrae Charlotte Lobjoie a Parigi; e come era negli anni successivi.

Stando a ciò che gli avrebbe confidato la madre, Charlotte Eudoxie Alida Lobjoie (1898–1951), nel giugno del 1917, lei allora appena sedicenne, avrebbe avuto una fugace relazione con il futuro Führer, mentre si concedeva una pausa dalle trincee.
Charlotte era figlia di figlia di Louis Joseph Alfred Lobjoie, di professione macellaio, e Marie Flore Philomène Colpin.
La coppia iniziò una breve relazione dalla quale in seguito, per la precisione il 25 marzo 1918, nacque Jean-Marie, concepito in una sera di giugno del 1917, dopo una sbronza coi fiocchi alla festa di un amico.

Difatti, sebbene, fin dal 1914, il “caporale” Adolf Hitler era impegnato nell’esercito tedesco per combattere contro le truppe francesi nei pressi di Seboncourt , nella regione settentrionale della Piccardia, trovò il tempo per recarsi a Fournes-in-Weppe, una piccola città a ovest di Lille, approfittando di un breve congedo di cui, di tanto in tanto usufruivano i soldati per riprendersi dalle fatiche belliche e, perché no, talvolta cercare anche di divertirsi un po’. Qui conobbe Charlotte Lobjoie, un’adolescente di appena 16 anni che, in punto di morte rivelerà al figlio:

Un giorno stavo tagliando il fieno con altre donne, quando vedemmo un soldato tedesco dall’altra parte della strada, rivelandolo a suo figlio molti anni dopo. Aveva una specie di cartone e sembrava disegnare. Aveva un blocco per schizzi e sembrava disegnare. Tutte le donne hanno trovato interessante questo soldato ed erano curiose di sapere cosa stava disegnando [ed ho cercato] di avvicinarlo.

Hitler subito si mostra piuttosto cordiale e persino amichevole con la giovane contadina e da quel momento inizia una relazione che durerà diverse settimane.
Nel frattempo gli anni trascorrono inesorabilmente e Charlotte si rifiuta di fornire spiegazioni plausibili sulle circostanze, avvolte da un alone di mistero, della nascita di suo figlio. Jean-Marie trascorse la sua infanzia con i nonni considerato che la madre si trasferì a Parigi per inseguire la sua passione per la danza. Qui, il 22 maggio 1922, sposò il litografo Clement Loret, che adottò il figlio avuto in giovane età da sua moglie dandogli anche il proprio cognome.

Tuttavia, all’indomani della lor morte, verso la metà degli anni ’20, sua zia, Alice, riuscì a far adottare il nipote dalla adottato dalla famiglia del ricco magnate della costruzione Frizon di Saint Quentin, dove lavorava in qualità di impiegata. Da quel momento, Jean-Marie frequentò consecutivamente collegi cattolici a Cambrai e Saint Quentin.
Jean-Marie cresce e, ignaro di tutto ciò, appena ventunenne, per una strana ironia della sorte, nel 1939, si arruola nell’esercito francese come capo della missione con la polizia francese a Saint-Quentin e l’anno successivo ingaggiò un’aspra battaglia contro le truppe tedesche attestate nelle Ardenne. Durante l’occupazione fu persino contattato dalla rete della Resistenza OCM (Organisation civile et militaire) dove era conosciuto con lo pseudonimo di “Clément”.

Finché, nel 1948, in virtù di una provvidenziale resipiscenza, Charlotte Lobjoie, qualche settimana prima di morire, decise che era giunto ormai il momento di liberarsi di questo fardello insopportabile e rivelare al figlio l’identità di suo padre: Adolf Hitler!

Com’è comprensibile all’udire ciò Jean-Marie Loret resta letteralmente basito e da quel momento, instancabilmente, per circa venti anni, nell’indifferenza generale, ha cercato di trovare le prove della sua familiarità col truce dittatore nazista, senza tuttavia riuscirci, sebbene l’Institut d’anthropologie et de génétique de l’université de Heidelberg, ha cercato di dimostrare che entrambi hanno in comune lo stesso gruppo sanguigno e, avvalendosi di uno studio comparativo psicografologico tra Adolf Hitler e Jean-Marie Loret nonché di un confronto grafico degli scritti dei due uomini. sono giunti alla conclusione che Jean-Marie Loret è senza dubbio il figlio di Adolf Hitler. Persino Heinz Linge affermò che Hitler aveva dichiarato ad un certo numero di persone

La sua convinzione che aveva un figlio, nato nel 1918, come il risultato di un rapporto che Hitler aveva con una ragazza francese quando era soldato nel 1916-1917 nel nord della Francia e in Belgio.

Tuttavia, dall’altro lato, gli scettici, come lo storico Joachimsthaler, riportando alcune testimonianze dei compagni di guerra di Hitler, ha fatto notare che allora era assolutamente contrario qualsiasi rapporto tra soldati tedeschi e donne francesi. Difatti, come asserisce Balthasar Brandmayer, nel suo memoriale del 1932, Two Dispatch-Runners, in una circostanza Hitler aveva reagito bruscamente all’intenzione dei suoi compagni di reggimento di allacciare una liaison con alcune ragazze francesi, rimproverandoli severamente di non avere il “senso dell’onore tedesco”.

Il Daily Express affermava, in un articolo del 15 febbraio 1985, che un ritratto della madre di Jean-Marie Loret era stato trovato, dopo la morte di Hitler, tra i suoi possedimenti, ma non erano in possesso di ulleriori prove per avvalorare questa affermazione. In effetti, un ritratto realizzato da Adolf Hitler nel 1916 che presumibilmente raffigurava proprio Charlotte Lobjoie, fu rinvenuto da un imprenditore belga negli anni ’60 e fu pubblicato in un numero della rivista Panorama all’inizio degli anni ’70. Pertanto, appare molto improbabile che questo stesso ritratto sia stato trovato tra i possedimenti di Hitler nel 1945. La tesi del “figlio di Hitler” è stata sostenuta pervicacemente nel 2004 dallo storico tedesco Werner Maser nel corso di una conversazione con il National-Zeitung. In tale circostanza ha ribadito la sua tesi espressa nella dodicesima edizione del libro Masers “Adolf Hitler – Legende, Mythos, Wirklichkeit”, che contiene un’appendice completa sulla querelle Hitler-Loret.

All’inizio del 2012, il settimanale francese Le Point ha scoperto nuove prove della presunta paternità di Hitler, secondo cui alcuni documenti militari dimostrerebbero che Hitler all’epoca aveva pagato gli alimenti a Charlotte Lobjoie.

Il momento del prelevamento del campione di saliva da Philippe Loret.

Per mettere finalmente fine a questa querelle, che rischia di tramutarsi in una grottesca telenovela, il figlio di Jean-Marie Loret, Philippe, lo scorso aprile, ha chiamato in causa la televisione statale russa NTV per essere aiutato a risolvere questo enigma. Detto fatto. Dopo un po’ i tecnici del canale russo si sono presentati a casa di Philippe per prelevare un campione della sua saliva e portarlo a Mosca in modo da confrontarlo con la mascella e un frammento del teschio che, presumibilmente, si ritengono di Hitler, recuperati dall’Armata Rossa nel 1945 quando fecero irruzione nel bunker del dittatore, premurosamente conservati in un caveau dall’ex KGB.

 

Dunque non ci resta che attendere i risultati del DNA per scoprire se Jean-Marie Loret sia davvero il figlio segreto di Adolf Hitler o più semplicemente ci troviamo di fronte ad una versione dark del “Codice da Vinci”, in fondo neanche ben riuscita?
Ai posteri, si fa per dire, l’ardua sentenza…

 

© Giovanni Preziosi, 2018
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Giovanni Preziosi

Giovanni Preziosi

Giovanni Preziosi nasce 51 anni fa a Torre del Greco, in provincia di Napoli, da genitori irpini. Trascorre la sua infanzia ad Avellino prima di intraprendere gli studi universitari presso l’Università degli Studi di Salerno dove si laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi in Storia Contemporanea. Nel corso di questi anni ha coltivato varie passioni, tra cui quella per il giornalismo, divenendo una delle firme più apprezzate delle pagine culturali di alcune prestigiose testate quali: “L’Osservatore Romano”, “Vatican Insider-La Stampa”, “Zenit”, “Il Popolo della Campania”, “Cronache Meridionali”. Ha recensito anche alcuni volumi per “La Civiltà Cattolica”. Inoltre, dal 2013, è anche condirettore della Rivista telematica di Storia, Pensiero e Cultura del Cristianesimo “Christianitas” e responsabile della sezione relativa all’età contemporanea. Recentemente ha fondato anche il sito di analisi ed approfondimento storico "The History Files”. Ha insegnato Storia Contemporanea al Master di II° livello in “Scienze della Cultura e della Religione” organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Fin dalla sua laurea i suoi interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità negli ambienti ecclesiastici ad opera di tanti religiosi e religiose a beneficio dei perseguitati di qualsiasi fede religiosa o colore politico. Ha compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” (Walter Pellecchia Editore, 2006); “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015), “La rete segreta di Palatucci. I fatti, i retroscena, le testimonianze e i documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 2015) e “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l'espatrio clandestino dei fascisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 23 febbraio 2017) nonché in altri svariati articoli pubblicati su giornali di rilievo nazionale.

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