AvvisoGiusti tra le NazioniCHI TRADÌ PALATUCCI?

Documenti attorno alla delazione nella Seconda Edizione del libro scritto da Giovanni Preziosi “La rete segreta di Palatucci”. L’arresto e la controversia sul salvataggio degli ebrei.
Avatar Giovanni Preziosimartedì, 6 Settembre 2022 ore 11:27:3534720 min
Qui di seguito il mio articolo sulla seconda edizione del mio libro “La rete segreta di Palatucci”, che ho recentemente dato alle stampe, pubblicato ieri nelle pagine culturali del quotidiano della S. Sede “L’Osservatore Romano”.
Buona lettura!
Articolo dell’Osservatore Romano, 5 settembre 2022

Nel corso di questi ultimi anni molto è stato scritto sull’ex reggente della questura di Fiume, Giovanni Palatucci, che, in un batter d’occhio, da “Giusto tra le Nazioni” e salvatore degli ebrei fu trasformato in un oscuro funzionario e zelante persecutore che non esitò a collaborare attivamente con i nazifascisti applicando scrupolosamente la legislazione antisemita.

Per tentare di sciogliere questo enigma che da alcuni anni ruota intorno al giovane poliziotto irpino e dare una risposta a queste gravi accuse, facciamo un passo indietro e fermiamo le lancette della storia a quel 13 settembre 1944 allorché, com’è ormai tristemente noto, una pattuglia della polizia di sicurezza nazista di Fiume fece irruzione nell’appartamento del giovane reggente della questura, in Via Pomerio al civico 29. Dopo aver perlustrato da cima a fondo ogni angolo della casa alla disperata ricerca di qualcosa di compromettente che potesse incastrarlo, lo arrestarono e lo condussero nel carcere Coroneo di Trieste, dove rimase per circa quaranta giorni, con l’accusa formale di «aver mantenuto contatti col servizio informativo nemico».

A distanza di anni, dopo aver compulsato alcuni documenti finora inediti finalmente, siamo riusciti a dare un nome ed un volto all’ambiguo personaggio che faceva il doppio gioco comunicando alle autorità tedesche quanto accadeva quotidianamente all’interno della questura. Si trattava del Vice-commissario Emilio Filippi il quale, neanche a farlo apposta, abitava proprio in Via Pomerio, per la precisione al civico 23, in un appartamento sottratto furtivamente ad una famiglia ebrea proprio a due passi dall’abitazione di Palatucci, cosicché aveva l’opportunità di sorvegliare ogni suo movimento e tenere costantemente informato il Comando di Polizia delle SS e la Sicherheitspolizei del famigerato capitano Schlünzen.

L’abitazione di Emilio Filippi e quella di Giovanni Palatucci in via Pomerio a Fiume.

Difatti, subito dopo l’arresto di Palatucci, il 25 settembre 1944, su disposizione del Capo della Provincia Spalatin, il commissario Giuseppe Hamerl aveva assunto la direzione della questura nominando capo di Gabinetto proprio Filippi che, tra l’altro, come rivelò in seguito il commissario Mario Battilomo alla commissione jugoslava di epurazione, «a quel tempo, manten[eva] anche i contatti con [l’Hauptsturmführer Heinrich] Schlünzen, il capo dell’SD di Fiume» per l’appunto.

Giovanni Palatucci, Emilio Filippi ed il comandante della Zona d’Operazione del Litorale Adriatico Odilo Globočnik.

In una circostanziata relazione stilata dalla Commissione cittadina jugoslava di epurazione per l’accertamento dei crimini di guerra degli occupanti e dei loro collaboratori, l’estensore ci svela dettagliatamente il profilo del delatore di Palatucci. In questa relazione apprendiamo che Filippi era

«in servizio [a Fiume] dopo l’8 settembre 1943 fino al marzo 1945. Di carattere indeciso ed infimo, molto maligno, fiduciario segreto del comandante la milizia Porcù al quale dettagliatamente riportava tutto ciò che accadeva in Questura. Si crede che sia stato in contatto con i tedeschi e con la loro polizia. Per un certo tempo prese il comando degli agenti come anche la funzione di capo dei carabinieri, apertamente si spacciava per agente addetto alla sorveglianza dei viveri. Partito due giorni prima dell’arrivo dei partigiani. Ha asportato la bicicletta del dott. Palatucci che si trovava internato in Germania. Ha portato con sé anche molti altri oggetti di proprietà degli ebrei internati nelle abitazioni dei quali abitavano i tedeschi».

Appunto su Emilio Filippi della Commissione cittadina jugoslava di epurazione per l’accertamento dei crimini di guerra degli occupanti e dei loro collaboratori.
Mario Battilomo

Sembra del tutto evidente che in quel clima arroventato da veleni e sospetti il vicecommissario Filippi, con la complicità di alcuni «suoi agenti (ausiliari) più fedeli», dopo aver annotato nel suo “memoriale” particolari compromettenti sull’operato di Palatucci, alla fine riuscì a trovare il modo come incastrarlo accusandolo alle autorità tedesche di aver commesso delle irregolarità nel rilascio dei passaporti al punto da indurle a disporre il suo immediato arresto. Difatti, il 24 settembre 1944, giusto due settimane dopo, il commissario Battilomo scriveva nel suo diario che, il giorno precedente, si era recato «in Questura e verso le 11 […proprio] nell’ufficio di Filippi [… aveva] appreso da [lui] parecchie cose interessanti» convincendolo a consegnargli una «copia del suo memoriale» in cui appuntava meticolosamente ogni dettaglio delle indagini condotte dal reparto di Polizia Politica e di tutto ciò che accadeva in questura. Non è da escludere, pertanto, che tra queste pagine avesse trascritto anche i particolari che condussero all’arresto del reggente della questura di Fiume.

Difatti, tutte le pratiche che riguardavano gli stranieri che risiedevano o transitavano nella provincia di Fiu-me passavano sulla scrivania di Palatucci considerato che, proprio all’Ufficio Stranieri, tra le altre cose, spettava il compito di apporre la certificazione sui passaporti degli stranieri. Il commissario Battilomo racconta alcuni particolari molto interessanti che contribuiscono a suffragare ulteriormente l’attività svolta in sordina dal giovane poliziotto irpino nel salvataggio degli ebrei, smentendo categoricamente tutte le calunnie messe in piedi in questi ultimi anni.

«Abitava in Via Pomerio in una stanza ammobiliata con una vecchia signora ed aveva conoscenze tra gli ebrei. Mi raccontava spesso delle sue visite e feste con le famiglie ebree a cui partecipava, ma non mi ha detto che erano suoi ospiti. So solo che gli ebrei di Fiume lo rispettavano e lo stimavano, perché ha fatto molto per loro quando è iniziata la campagna antiebraica in Italia. So solo che frequentava spesso la famiglia Neumann, che aveva un negozio in via Simonetti e abitava in via Marconi, e una sera [anch’io] ero con Palatucci presso quella famiglia. […] So che era in buoni rapporti con Gigi Pancer, con un certo Weiss, il proprietario di una vetreria all’angolo del lungomare, in Piazza Regina Elena. […] So che aveva una relazione con il C.S. [Controspionaggio] e che il suo ufficio era spesso visitato dai carabinieri di quel centro che chiedevano informazioni su stranieri ed ebrei, e so che era stato più volte in disaccordo con quell’ufficio, soprattutto quando si trattava delle disposizioni per l’internamento degli ebrei a Fiume».

La testimonianza fornita dal commissario Battilomo contribuisce a suffragare ulteriormente quanto asserito da Rozsi (o Rosa) Neumann che, proprio grazie al tempestivo intervento di Palatucci, riuscì a sfuggire ai suoi aguzzini insieme al marito Rudolf Mandl, come racconta lei stessa in una lettera che inviò a Mons. Giuseppe Maria Palatucci il 26 giugno del 1953, in cui scriveva:

«Con grandissimo rammarico ho appreso dal “Messaggero” di Roma che suo nipote Dr. Giovanni Palatucci è stato ucciso dai Tedeschi nel famigerato Campo di concentramento di Dachau […]. Siccome anch’io e mio marito apparteniamo a questi ebrei che sono stati tanto aiutati da questo veramente nobilissimo uomo ho voluto narrare quanto è successo a me nel lontano 1939 a Fiume. […] Quando fui internata nel 1940, Vostro nipote [il quale mi parlava spesso di Voi] credeva che [sarei stata] internata in Campagna e mi voleva dare per Voi una lettera di raccomandazione. Fui però mandata a Montefiascone e così purtroppo non ho avuto l’onore di fare la Vostra conoscenza».

Lettera di Rozsi (o Rosa) Neumann a Mons. Giuseppe Maria Palatucci Roma, 26 giugno del 1953.

La famiglia Neumann, dunque, in quel periodo, aveva allacciato una solida amicizia con il giovane funzionario dell’Ufficio Stranieri della questura di Fiume, al punto che il marito dell’altra sorella Margherita (chiamata affettuosamente Manci), Michele Laufer, riuscì a sfuggire alla persecuzione dei nazisti proprio grazie all’intervento di Palatucci che lo segnalò al suo amico e collega di vecchia data, il commissario Carmelo Mario Scarpa, allora in servizio presso la questura di Milano il quale, con l’aiuto del frate francescano milanese Enrico Zucca, il 5 aprile 1944, lo aiutò a varcare il confine elvetico.

Carmelo Mario Scarpa, Neumann e Giovanni Palatucci.

Chi era, dunque, Giovanni Palatucci? Un eroe, un “Giusto”, un collaboratore dei nazisti nella persecuzione degli ebrei, un fedele esecutore degli ordini superiori? Più semplicemente è stato un uomo che, constatando la perfidia dei nazifascisti che si consumava quotidianamente sotto i suoi occhi ai danni di tante persone in-nocenti, che avevano la sola “colpa” di appartenere ad una razza diversa, pur nel timore di essere scoperto, non riuscì a restare indifferente e cercò, per quanto gli era possibile, di impedire questo scempio.

Questo e tanto altro ancora troverete nella Seconda Edizione del libro scritto da Giovanni Preziosi dal titolo:

La rete segreta di Palatucci

Fatti, retroscena, testimonianze e documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti

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Booktrailer del libro “LA RETE SEGRETA DI PALATUCCI”

 

© Giovanni Preziosi, 2021

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Giovanni Preziosi

Giovanni Preziosi nasce 52 anni fa a Torre del Greco, in provincia di Napoli, da genitori irpini. Trascorre la sua infanzia ad Avellino prima di intraprendere gli studi universitari presso l’Università degli Studi di Salerno dove si laurea in Scienze Politiche discutendo una tesi in Storia Contemporanea. Nel corso di questi anni ha coltivato varie passioni, tra cui quella per il giornalismo, divenendo una delle firme più apprezzate delle pagine culturali di alcune prestigiose testate quali: “L’Osservatore Romano”, “Vatican Insider-La Stampa”, “Zenit”, “Il Popolo della Campania”, “Cronache Meridionali”. Ha recensito anche alcuni volumi per “La Civiltà Cattolica”. Inoltre, dal 2013, è anche condirettore della Rivista telematica di Storia, Pensiero e Cultura del Cristianesimo “Christianitas” e responsabile della sezione relativa all’età contemporanea. Recentemente ha fondato anche il sito di analisi ed approfondimento storico "The History Files”. Ha insegnato Storia Contemporanea al Master di II° livello in “Scienze della Cultura e della Religione” organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Fin dalla sua laurea i suoi interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità negli ambienti ecclesiastici ad opera di tanti religiosi e religiose a beneficio dei perseguitati di qualsiasi fede religiosa o colore politico. Ha compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” (Walter Pellecchia Editore, 2006); “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015), “La rete segreta di Palatucci. I fatti, i retroscena, le testimonianze e i documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 2015) e “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l'espatrio clandestino dei fascisti” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 23 febbraio 2017) nonché in altri svariati articoli pubblicati su giornali di rilievo nazionale.

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