UncategorizedEVA SCHLOSS: sopravvissuta al dramma della Shoah e sorella acquisita di Anne Frank

Il 27 gennaio 1945, Eva Geiringer e sua madre Elfriede sono stati tra le circa 7.000 persone che hanno assistito alla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e Birkenauda parte dell'esercito Sovietico. Eranio state costrette a vivere in un nascondiglio a Amsterdam dobìve in seguito furono tradite e deportati ad Auschwitz.
Avatar Federica Pannocchiagiovedì, 25 Novembre 2021 ore 18:55:5846713 min
Con immenso onore il 19 giugno 2021 ho incontrato Eva Schloss, Sopravvissuta al dramma della Shoah, sorellastra di Anne Frank e figlia adottiva di Otto Frank.
Le emozioni erano così tante e a ogni passo che facevo potevo sentire il cuore rimbombarmi ovunque.
Perché l’onore di incontrare persone come Eva, Sopravvissute al dramma della Shoah, è sempre enorme per me, così come la gratitudine. Ma sapere inoltre che Eva ha conosciuto Anne e che è cresciuta con Otto è incredibile. La famiglia Frank significa così tanto per me, la storia di Anne ha cambiato per sempre anche la mia vita.
Ho appuntamento con Eva, a casa sua, alle 11 di mattina. Eva vive a Londra.
Il cielo è grigio, eppure non piove. Eppure anche l’atmosfera sembra in attesa, magica. Speciale.
Mi ritrovo alla stazione metro con altre due persone eccezionali, Simone (cameraman per l’intervista) e Samantha (intervistatrice). Insieme ci rechiamo a casa di Eva. Ad accoglierci Elizabeth, la quale aiuta Eva organizzando i suoi incontri.
E poi è un attimo. Mi giro e vedo Eva. Vicino alla porta. Elegante, truccata. Bellissima.
La prima cosa che mi colpisce di lei sono i suoi occhi. Azzurri, profondi, vivi e pieni di una luce rara. Eva ci accoglie a braccia aperte e mi dispiace immensamente che a causa della pandemia non sia possibile abbracciarla davvero, stringerla a me e ringraziarla. Lo faccio a parole, però, e la ringrazio infinitamente a nome di tutti noi, di tutti voi, per aver accettato di rilasciare questa intervista alla nostra Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank.
Andiamo in salotto. Una stanza ben curata, piena di disegni, ritratti e quadri. Uno, grande, che ritrae la mamma di Eva. Una donna stupenda.
Iniziamo subito a parlare e immediatamente mi sento a casa. È una sensazione strana, questa, indimenticabile; non appena comincio a parlare con Eva mi sento compresa e legata a lei. Lei vuole sapere tutto del mio lavoro in quanto Presidente e Fondatrice dell’Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank. Mi ascolta, mi chiede dei nostri programmi e mi ringrazia. Nella dedica che scrive sul suo libro, che mi dona, mi ringrazia per l’importante lavoro che svolgo ogni giorno. Ma sono io a ringraziare Eva. La quale decide quotidianamente di ricordare, di incoraggiare a sapere, a riflettere. Di costruire oggi una società migliore. Di bene.
Eva è allegra, sorridente. Parla con ognuno di noi con vivacità e curiosità. Poi però arriva il momento di iniziare l’intervista e comincia a parlare della sua infanzia. Della sua famiglia. Di come Anne fosse chiacchierona e sempre circondata da amici e ragazzi. Di come lei invece fosse una sportiva, di come si sia ritrovata rinchiusa dietro il filo spinato di un lager nazista. Le sue parole si rincorrono, pur di non dimenticare niente, pur di far sapere ogni dettaglio. Il carro bestiame, l’arrivo nel campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau, il rapporto con la madre, la paura di aver perso il padre e il fratello e la segreta speranza che fossero ancora vivi. L’incontro con Mengele. Il freddo allucinante. La fame che toglieva il respiro. La voglia di vivere e la costante preoccupazione di morire. I miracoli che però l’hanno tenuta in vita e che hanno tenuto in vita la sua amata mamma. La liberazione. Il viaggio di ritorno. Non appartenere a nessun luogo. Sentirsi esclusa. Il graduale ritorno a una normalità che sembra uno schiaffo a ogni certezza. Il terrore che non rivedrà più suo padre e suo fratello. Un terrore che poi si trasforma in conferma. E le parole di suo fratello, dette rinchiusi nel carro bestiame, che le chiedono di andare a recuperare i disegni che aveva nascosto, nel caso lui non ce l’avesse fatta.
E così Eva mantiene quella promessa. Heinz, suo fratello, era un bravissimo artista, seppur non avesse mai studiato pittura. Cieco da un occhio, dedicava la sua vita a suonare il pianoforte, ma al momento di nascondersi ed essendo pericoloso fare rumore, cominciò a esprimersi attraverso la pittura.
Eva mi mostra alcune copie dei capolavori di suo fratello Heinz. E sentire la sua voce che mi racconta tutto ciò ha un impatto fortissimo in me.
La sua testimonianza si unisce al ricordo di come, poco dopo la liberazione, Eva avesse pensato al suicidio. Perché odiava tutti. Odiava il mondo. È stato Otto Frank a dirle di continuare a vivere, incoraggiandola a non odiare. Ma a concentrarsi sull’amore.
E così Eva ha fatto. Costruendosi una vita. Mettendo una gamba davanti all’altra e testimoniando, girando il mondo, incontrando persone in carcere e studenti a scuola. Vuole dare voce alla storia di suo fratello. Vuole incoraggiare a sapere partendo dalla storia di Anne Frank. Vuole testimoniare ciò che ha vissuto. E vuole costruire oggi una società di amore, pace, tolleranza, rispetto e inclusione.
L’intervista che ho realizzato ad Eva sarà resa a breve pubblica attraverso un video, visionabile gratuitamente. Affinché sia possibile per ognuno ascoltare le sue parole, conoscere la sua testimonianza e ricordarci quanto sia importante imparare dagli errori del passato e costruire oggi una società migliore. Partendo dai piccoli gesti, che possono portare a una grande differenza.
Ho parlato tanto con Eva, ed è una Donna meravigliosa. Consiglio assolutamente la lettura dei suoi libri. Ci siamo promesse che ci rivedremo. Le ho promesso che farò di tutto per far conoscere la storia di suo fratello Heinz e per incoraggiare a non dimenticare e a rispondere oggi all’odio con il bene.
Ho anche invitato Eva a venire a parlare in Italia e lei ha accolto l’invito a braccia aperte.
È un onore enorme.
Grazie di cuore a Simone, Samantha ed Elizabeth.
Grazie infinite a Eva, persona straordinaria che ammiro infinitamente.
E, naturalmente, grazie di cuore a ognuno di voi per esserci sempre e per aver scelto di divenire Testimoni della Memoria.
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Federica Pannocchia

Scrittrice e Presidente dell'Associazione "Un Ponte Per Anne Frank". Sono nata nel 1987 e sin da piccola, amavo fantasticare, creare scenette e scrivere delle storie. Con il passare del tempo ho cominciato a scrivere dei racconti, prima su quaderni, poi con la macchina per scrivere e adesso con il computer. Sono arrivata a un punto in cui non riuscirei più a smettere di scrivere. Per alcuni anni, durante le scuole superiori, smisi di scrivere, ma adesso questa è diventata la mia più grande passione. Oltre a viaggiare e a vivere. Oltre a ogni esperienza che è ricca di emozioni e di scoperte. Che cosa scrivo: Scrivo storie che vorrei leggere e che hanno dei messaggi. Scrivo storie in cui le protagoniste sono principalmente femmine, persone forti, con il coraggio di lottare per i loro ideali. Storie cui voglio dare una voce: Scrivo storie cui voglio dare una voce. Scrivo storie nascoste, dimenticate, storie che trattano argomenti che, secondo me, meritano di essere ascoltati. Il mio angolo di mondo: Quella dello scrittore è definita una professione solitaria, ed è così. Mi siedo davanti al computer e comincio a battere sulla tastiera. Sono fortunata, perché anche mia sorella scrive dei romanzi e possiamo condividere questa passione. Sono Presidente dell'Associazione "Un ponte per Anne Frank" Per contattarmi: unponteperannefrank@yahoo.it

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